giovedì 11 ottobre 2007

Ferrara: Cosmè Tura e Francesco del Cossa

Durante il ventennio (1450-71) della signoria di Borso d’Este Ferrara, dal punto di vista della ricerca artistica è da collocare tra le città più illustri nel panorama delle corti italiane ed europee del tempo, un punto di riferimento paragonabile alla Padova e Mantova di Andrea Mantenga o della Firenze medicea. Protagonisti di questa splendida stagione ferrarese sono Cosmè Tura e Francesco del Cossa, due artisti spesso accomunati ma in realtà molto diversi, che nella dinamica corte estense erano contornati da una nutrita schiera di miniatori, pittori e decoratori chiamati dal duca a dare forma alle sue aspirazioni estetiche. A questa straordinaria fucina d’ingegni è dedicata la mostra allestita nella prestigiosa cornice del Palazzo dei Diamanti e in Palazzo Schifanoia, due monumenti emblematici della Ferrara estense. La rassegna intende ricostruire la ricchezza di quella splendida parabola figurativa, riunendo oltre 150 opere provenienti dalle più prestigiose collezioni pubbliche e private, mettendo in mostra non solo dipinti, ma anche sculture, miniature, disegni, incisioni, medaglie, oreficerie e tessuti. Sono oggetti usciti dalla così detta “Officina ferrarese” che segna il passaggio dalle forme eleganti del gotico internazionale ad un nuovo linguaggio caratterizzato da cromie preziose e da una marcata espressività. Tura, che al tempo di Borso figura come pittore di corte con domicilio in Castello è l’artista prodigioso che movendosi tra Mantenga e la pittura fiamminga inventa un linguaggio fantasioso, popolare molto apprezzato. Quasi tutta la sua parabola artistica è messa a completa disposizione del suo signore ferrarese, segue i suoi gusti artistici e dimostra una grande duttilità immaginifica poiché, oltre alle sue abilità pittoriche disegna le oreficerie per la corte, i mobili, i piatti d’argento o di metallo dorato, sa disegnare composizioni per arazzi e splendide miniature. La sezione a lui dedicata offre una ricca selezione di opere che illustrano, in modo esaustivo l’evoluzione del suo stile.Diverso appare il percorso artistico di Francesco del Cossa molto più aperto e aggiornato, poiché ha nella sua esperienza un nuovo metro espressivo, la così detta “pittura di luce” che si elabora a Firenze alla bottega di Paolo Uccello e di Filippo Lippi. La composizione delle sue opere s’imposta su una scrittura pittorica più asciutta, morbida e plastica, felicemente cromatica, naturalistica e potentemente prospettica. Tra i suoi capolavori il più significativo è da considerarsi il “Ritratto d’uomo” ed è spettacolare il suo ciclo pittorico nel Salone dei Mesi in Palazzo Schifanoia dove realizza, insieme a Ercole de Roberti una abbagliante traduzione visiva della cultura di corte e delle ambizioni politiche del duca Borso. Il percorso espositivo si conclude proprio in due sale di Palazzo Schifanoia che, dopo un restauro di dieci anni, permette al visitatore di ammirare uno dei cicli decorativi più importanti del Rinascimento.