venerdì 12 dicembre 2008

Santo Natale 2008

"Buon Natale" è l'augurio verbale d'obbligo tra noi cattolici, però stiamo attenti di cadere sempre nello stereotipo senza cogliere il significato di quel "Buon Natale" così caro a tutti. Necessita collocare questa ricorrenza annuale nell'oggi storico e ambientale in cui spendiamo il nostro tempo qui, sulla terra (dono di Dio all'uomo). Tante sono le questioni affioranti essenziali. Quest'anno, accogliendo l'invito della Biblioteca, vorrei che riflettessimo sul matrimonio oggi, fondamento della società, e sulla famiglia (Beata Famiglia!). Intorno al matrimonio e alla famiglia c'è da tempo aria di crisi. La cultura corrente ha mutato, anche radicalmente, i modi e i tempi dei rapporti di coppia, e della loro traduzione nell'ambito familiare. Non dimentichiamo che Natale vuol dire che Cristo, Figlio di Dio, parola per la quale furono create tutte le cose per voi, ha scelto di nascere sulla terra nel calore della famiglia = La Sacra Famiglia. La mia opinione è che si discuta troppo sugli effetti dei cambiamenti e si trascuri invece l'analisi delle cause profonde che li hanno prodotti. Questo induce spesso a dare risposte prefabbricate ai molti interrogativi emergenti, senza riuscire perciò a orientare ciò che è nuovo salvaguardando la sostanza di ciò che è passato. Nell'insegnamento della Chiesa, che è la mano di Dio che ci guida dopo la nostra nascita battesimale, e nella cultura cattolica il matrimonio e la famiglia sono da sempre considerati due pilastri della costruzione di una vita vera e cristiana. Non è perciò per se stessi, solo per l'individuo, ma, l'insegna il Concilio Vaticano secondo, essere la famiglia modo di stare nella vocazione universale alla santità = ecco perché è Beata Famiglia, dove i due coniugi cercano Dio nell'altro, non cercare solo se stessi, che vuol dire amarsi senza egoismo disinteressandosi. Il mio augurio di vostro parroco "che si dia sempre più importanza e impulso alla santità tra le mura di casa" è la famiglia cristiana vissuta che salva le famiglie e la società nel mondo "andate in tutto il mondo …”.
Con affetto paterno spirituale.
Vostro Don Guido

Auguri a tutti ...

Ci stiamo avvicinando velocemente al Natale 2008. Un Natale un po’ diverso sotto certi aspetti, la politica italiana che ci propina polemiche in continuazione: chi va da una parte e chi va dall’altra, immancabilmente non riusciamo ad andare diritti. Il grande segnale che è appena arrivato d’oltre oceano, di una persona di colore a capo di una grande potenza. I fatti quotidiani che la televisione e i giornali ci danno in continuazione, a volte senza il senso della misura. L’economia sull’orlo del precipizio, vedi banche in declino, la recessione che spaventa anche chi non sa che cosa significhi. Io personalmente non voglio fare allarmismo su tutto quello che sta succedendo, ma semplicemente riflettere su che cosa si può fare, sulla strada da percorrere, continuando a credere che siamo vivi nel corpo e nella mente, che ce la possiamo fare.
Auguro a tutti Voi che tutti i giorni sia Natale e non solo un giorno all’anno.

Un augurio speciale lo faccio alle persone anziane e sole, a volte una parola per loro vale più di cento panettoni.
Buon Natale a tutti i bambini e ai giovani, grandi speranze per il nostre futuro.
Buon Natale a chi soffre.
Buon Natale a tutti noi.
Giovanni Grazioli
Sindaco di Ceresara

Mercatino di Natale 2008

La Biblioteca Civica “Ferrante Bandera” di Ceresara, in stretta collaborazione con l’Associazione Culturale “Compagnia delle Torri” e il Comune di Ceresara, organizza sabato 20 e domenica 21 dicembre 2008 la nuova edizione dell’ormai tradizionale “Mercatino di Natale”. La stretta sinergia con la “Compagnia delle Torri” - che nel mese di settembre ha organizzato con grande successo la prima edizione di “Convivio a Palazzo” presso Palazzo Secco-Pastore di San Martino Gusnago - ha permesso quest’anno di rivisitare la formula della manifestazione, affiancando alla vocazione originaria di vetrina dell’associazionismo locale, alcuni momenti di incontro, con lo specifico intento di coinvolgere attivamente la cittadinanza. Altra importante novità è costituita dalla tendostruttura che quest’anno verrà allestita in Piazza Castello e sarà il punto nevralgico del mercatino. Non mancheranno le caldarroste, il vin brulè e la cioccolata calda ma anche altre specialità gastronomiche mantovane come le trippe ed altre giunte direttamente da Praga quali il prosciutto e l’inedito dolce del Trulet (cz = Trdlo) che i visitatori potranno consumare comodamente seduti all’interno della tendostruttura. La preparazione delle specialità sarà curata da Avis, Aido, Circolo Acli “La Vigna”, Compagnia delle Torri, Pianeta Biancorosso, che saranno coadiuvate per l’allestimento del mercatino dalle altre associazioni presenti. La manifestazione si aprirà sabato 20 dicembre alle ore 17.00 con la fiaccolata dei bambini partendo dalla Scuola Materna Statale, alla quale farà seguito, dopo alcuni momenti di canto sotto l’albero di Natale, una lettura animata di fiabe e racconti. La serata sarà allietata sotto la tendostruttura allestita in Piazza Castello con intrattenimento musicale e giochi in compagnia. Domenica 21 dicembre alle ore 9.00 si inizierà con la Colazione in Piazza; alle ore 9.30 presso la Sala Civica del Comune di Ceresara, Mariano Vignoli presenterà il Volume “Castelli, guerre, assedi” - con particolare riferimento al Castello di Ceresara. Nel primo pomeriggio l’atmosfera natalizia si farà più intensa in quanto un gruppo di zampognari animerà con la sua musica le vie del centro storico, al quale si affiancherà l’intrattenimento musicale curato dal gruppo dei “Reböt”. Alle ore 15.00 si svolgerà l’attesissima prova invernale del Palio delle Contrade organizzato dalla “Compagnia delle Torri”, mentre alle 20.30 presso la tendostruttura di Piazza Castello si potrà assistere all’esibizione dei Cori Parrocchiali che proporranno alcune canzoni del loro repertorio natalizio.
Vi aspettiamo numerosi …

Una gita a Carpi ...

Il nostro trimestrale appuntamento ci porta a Carpi, notevole centro industriale, agricolo e commerciale della pianura modenese che conserva tutt'oggi l'inconfondibile impianto urbanistico a strade ortogonali, tipico del periodo rinascimentale. Nel territorio comunale scavi archeologici ci attestano la presenza di insediamenti umani a partire dall'età del bronzo, mentre da poco sono state localizzate testimonianze di un villaggio villanoviano; successivamente, in epoca romana, il sito faceva parte della circoscrizione di Mutina. Le prime notizie certe della città risalgono alla metà dell'VIII secolo e corrispondono all'edificazione della chiesa di Santa Maria, attorno alla quale si costituì un borgo fortificato che si ampliò velocemente e divenne possedimento della famiglia Canossa nel X secolo. In seguito appartenne ai Bonacolsi di Mantova all'inizio del XIV secolo prima di passare a Manfredo Pio nel 1327. La signoria dei Pio conobbe il massimo splendore con Alberto III che affidò a Baldassarre Peruzzi l'incarico di ristrutturare numerosi edifici civili e religiosi della città. Nel 1525 tramontò definitivamente la dinastia dei Pio e la città passò sotto il controllo degli Estensi, rimanendovi fino al 1859. Iniziamo la nostra visita da Piazza Garibaldi e percorrendo corso Alberto Pio raggiungiamo il cuore dell'insediamento rinascimentale, ovvero Piazza Martiri, di pianta rettangolare vasta e allungata. Sul lato destro vi prospetta l'imponente mole del castello – palazzo dei Pio, sul lato opposto una lunga e continua sequenza di case porticate denominata Portico Lungo, di epoca quattrocentesca, mentre il lato corto viene chiuso scenograficamente dalla barocca facciata della Cattedrale. Questa, intitolata a Santa Maria Assunta, fu iniziata nel 1514 su progetto del Peruzzi ma venne interrotta nel 1525, ripresa nel 1606 e definitivamente completata con la cupola e la facciata barocca nel corso del XVIII secolo. L'interno, a tre navate, con transetto e profondo presbiterio, presenta diversi altari decorati con paliotti e ancone in scagliola. Si possono ammirare tele e sculture che vanno dal 1500 al 1700; la Cattedrale è anche dotata di un ricco tesoro composto da oreficerie e paramenti sacri dello stesso periodo. Di fronte al Portico Lungo si trova il variegato complesso del Palazzo dei Pio, formato da edifici di epoca e stile diverso. Il corpo principale presenta una linea classicheggiante, interrotta dalla seicentesca Torre dell'orologio, da cui si accede all'elegante cortile interno; all'angolo settentrionale posto verso la Cattedrale, si trovano il cilindrico bastione dell'Uccelliera del 1480 e la merlata torre di Passerino Bonacolsi risalente al 1320. all'angolo opposto si erge isolato il poderoso torione di Galasso Pio edificato verso la metà del XV secolo, ingentilito da una serie di terracotte e da alti pinnacoli. Dal cortile d'onore si sale al piano nobile che prevede la visita alla sala della Torre dell'orologio, inizio del percorso museale intitolato a Giulio Ferrari. Si prosegue con la sala degli Archivi, il salone dei Mori con affreschi prospettici del 1500, la Cappella affrescata da Bernardino Loschi all'inizio del XVI secolo, con lunette in terracotta invetriata di Andrea della Robbia raffiguranti i quattro Evangelisti. Si passa alla stanza del Forno poi alla stanza della Torre di Passerino con volta a crociera e affreschi e una tavola proveniente dalla bottega del Ghirlandaio, alla stanza Ornata con affreschi del Loschi. Di notevole valore la sala dei Trionfi con altri affreschi del Loschi e varie opere d'arte fra cui un'Allegoria di Palma il Giovane, un'Annunciazione dello Scarsellino, un Filosofo di Jusepe de Ribera. Attraversato lo studiolo di Alberto Pio si entra nella stanza dell'Amore con camino quattrocentesco, affreschi del XV – XVII secolo e dipinti di scuola emiliana del XVII secolo. Tornati nel cortile, salendo un altro scalone si raggiunge la sala dei Cervi, con affreschi cinquecenteschi a carattere venatorio, seguita dalla sala degli stemmi con altri affreschi dello stesso periodo. Dietro al palazzo dei Pio, in Piazzale Re Astolfo possiamo ammirare la piccola quanto preziosa Pieve di Santa Maria in Castello, detta “la Sagra”, edificata verso la metà dell'VIII secolo per volere del re longobardo Astolfo. Venne ricostruita in forme romaniche nel XII secolo e accorciata per due terzi nel 1515. Di fianco si eleva l'alto campanile duecentesco, con doppio ordine di bifore, sormontato da cuspide e quattro pinnacoli. All'interno della chiesa si trovano un ambone del XII secolo con simboli degli Evangelisti, affreschi duecenteschi con scene del Nuovo Testamento, un affresco coevo di stile bizantino raffigurante l'Epifania, un bassorilievo quattrocentesco in terracotta con l'Assunta attribuito a Jacopo della Quercia, il trecentesco sarcofago marmoreo di Manfredo Pio. Nell'abside di sinistra si trova la Cappella di San Martino, decorata con affreschi quattrocenteschi di Antonio Alberti da Ferrara. Abbandonata Piazza Martiri e imboccata via Fanti raggiungiamo il convento di Santa Chiara, fondato da Camilla Pio nel 1490. La chiesa, di stile neoclassico, custodisce una tavola di Giacomo e Giulio Francia raffigurante l'Adorazione dei pastori. Adiacente alla chiesa, nella zona riservata alla clausura, si trova un elegante chiostro rinascimentale a due ordini di loggiati su colonne in cotto. Altro edificio religioso di una certa rilevanza è la chiesa di San Nicolò, costruita nel 1494 su progetto bramantesco ma ultimata con l'aggiunta delle navate laterali ideate dal Peruzzi. All'interno meritano menzione gli affreschi della cupola con Evangelisti e Profeti e quelli delle quattro cupolette laterali raffiguranti le Sibille. Il nostro itinerario termina con la visita ad altre due chiese carpigiane: la chiesa di San Francesco e quella di San Bernardino da Siena, patrono della città. La prima venne costruita nel 1682 sui resti di una precedente chiesa duecentesca ma non fu ultimata nella facciata, rimasta incompiuta. All'interno sono custoditi il sarcofago di Marco Pio, realizzato da un allievo di Jacopo della Quercia e quello di Pietro Pio, entrambi quattrocenteschi, un affresco di Giovanni da Modena raffigurante la Madonna con il Bambino. Nella chiesa di San Bernardino, edificio ad unica navata iniziato nel 1605, si possono ammirare gli arredi in legno dorato e pregevole paliotti in scagliola, nella prima cappella a destra il Martirio di San Lorenzo, opera di Palma il Giovane, e nella seconda cappella sempre a destra un San Carlo Borromeo, tela firmata da Camillo Procaccini.
L’Inviato Speciale

La mia vita per te

Abeo, Aido e Avis unite per promuovere la cultura del dono

Anche quest’anno molte persone continueranno a vivere solo grazie alla donazione di sangue, midollo osseo e organi di tanti e tanti volontari che vivono nella nostra provincia. Garantire che questo possa avvenire anche in futuro è una esigenza irrinunciabile, anzi, un bisogno vitale.
Per questa ragione, noi di ABEO, AIDO e AVIS, abbiamo deciso di fare qualcosa in più rispetto al passato. Abbiamo deciso di metterci assieme, di fare rete per promuovere una nuova campagna di sensibilizzazione alla donazione rivolta a tutti e in particolar modo ai giovani.
Il senso del nostro progetto è sintetizzato in una semplice frase: "La mia vita in te" ovvero il mio sangue o il mio midollo per chiunque ne abbia necessità; la mia vita in te anche dopo la morte, grazie alla possibilità di donare gli organi. L’appello che lanciamo uniti è: “Non spegniamo la speranza di vita di tanti. Donare un po’ di noi a un altro essere umano non è difficile”.
Il progetto “La mia vita in te” prevede la realizzazione di un filmato che sarà diffuso prioritariamente nelle scuole per sensibilizzare gli studenti (soprattutto quelli che si avvicinano alla maggiore età) alla cultura del dono; a tal fine le tre associazioni stanno elaborando assieme al CSVM un calendario di incontri con gli istituti virgiliani.
Il progetto prevede inoltre azioni di comunicazione comuni alle tre associazioni che si presenteranno in modo coeso con materiali di stampa condivisi e riportanti i loghi di tutti e tre i sodalizi legati alla donazione.
Altra azione prevista consiste nella presenza unitaria a manifestazioni, come è avvenuto in occasione del recente Festival della Cooperazione (25 e 26 ottobre) e, nel caso delle nostre sezioni comunali di Ceresara, la partecipazione alla nuova edizione del “Mercatino di Natale” in Piazza Castello.
Sezioni AIDO e AVIS Ceresara
Per la donazione di midollo osseo
ABEO - Tel. 0376288754 - http://www.abeo-mn.it/
Per la donazione di organi
AIDO - Tel. 0376223001 - http://www.aido.it/
Per la donazione di sangue
AVIS - Tel. 0376364944 - http://www.avis.it/

Abeo Mantova

Perché donare il midollo osseo? La donazione di midollo osseo per molte patologie rappresenta l’unica speranza di guarigione. La possibilità di trovare un donatore in famiglia è del 25%. In mancanza di un familiare compatibile, si ricerca un potenziale donatore non consanguigno tramite le banche dei donatori di midollo osseo (con probabilità di successo 1:100.000). Il nostro obiettivo è accrescere il numero di potenziali donatori … di vita: diventa anche tu donatore di midollo osseo!
Come fare per donare il midollo osseo? Se hai un’età compresa tra i 18 e 40 anni, godi di buona salute e sei esente da infezioni virali vieni a trovarci nella nostra sede presso il Laboratorio Analisi dell’Ospedale “Carlo Poma” di Mantova in Via Albertoni 1, nei giorni di martedì, giovedì e sabato delle ore 9.30 alle 12.00. Per informazioni: Tel. 0376201856 - 0376288754.
Ti aspettiamo!
Associazione ABEO - Mantova

In bici sulle orme dei pellegrini

Da Ceresara a Roma

Dopo il pellegrinaggio a Santiago di Compostela gli indomiti ciclisti ceresaresi Walter Ghizzi, Gian Paolo Oneda e Lino Giuradei questa volta hanno ripercorso parte della via Francigena, attraversando l'Emilia e la Toscana, fino ad arrivare a Roma, in un'ideale continuazione, sulle orme dei cavalieri templari, di un avventura che Walter dipinge come "un’occasione unica, un pellegrinaggio autentico, una fatica che abbiamo affrontato con il sorriso anche senza avere nessuna grazia particolare da chiedere". I nostri compaesani sono partiti la mattina del 7 giugno da Piazza Castello, e la loro prima destinazione era Berceto. Dopo aver fatto tappa a Casalmaggiore e a Parma è iniziata, in corrispondenza con la Cisa, la "vera" via Francigena che, come ci ricorda Walter, "è ancora decisamente sentita, dato che, dopo il Giubileo del 2000, al percorso sono stati apportati diversi miglioramenti. Ad esempio, la nostra prima sistemazione per la notte è stata in una casa cantoniera, adibita a ostello, proprio dal periodo del Giubileo". Il tratto successivo del percorso, "durante il quale abbiamo potuto ammirare alcuni borghi incantevoli, come quello di Filetto", si è concluso a Lucca. Nei dintorni della città toscana si è scatenato un violento temporale, "dal quale ci siamo riparati sotto la pensilina di un bar". Dopo Lucca il pellegrino entra sulla Via Cassia, il cui percorso originale sarebbe su un ciottolato, strada fin troppo accidentata per le ruote di una bicicletta, sorride Walter: "abbiamo quindi optato per percorsi alternativi, ma non per questo meno suggestivi. Basti pensare alla tappa successiva, San Gimignano, che avevo già visitato in modo più tradizionale, ovvero arrivando in automobile. Ma in bicicletta la sensazione è ben diversa: il cosiddetto borgo del tufo è semplicemente un luogo magico". Ma la fatica non aveva ancora del tutto abbandonato i nostri pellegrini, che si sono diretti immediatamente a Siena, "sotto un sole cocente, affrontando salite con grado di pendenza dal 6 al 10%. Se non altro, abbiamo potuto attraversare in bicicletta Piazza del Campo, senza incorrere in nessun richiamo da parte dei vigili". Dopo essere passati per altri numerosi centri (San Quirico d'Orcia, Buonconvento e Radicofani) nei pressi della famosa Abbazia di Sant'Antimo, "abbiamo passato il confine tra Toscana e Lazio, su un tratto di Francigena in terra battuta che conduceva al lago di Bolsena, per poi fare rotta verso Viterbo". Le condizioni meteorologiche non hanno permesso a Walter, Gian Paolo e Lino di concludere interamente il loro percorso ciclistico, e hanno dovuto infine ripiegare su un'ultima tratta in treno. Una volta giunti nella capitale, il giorno 12 giugno, dopo la foto di rito davanti a San Pietro sono stati ospiti di Padre Marani, gesuita ceresarese che cura i rapporti tra il Vaticano e le Chiese bizantine presso la Santa Sede. "Siamo stati presentati alla congregazione di Padre Marani" ricorda Walter "e una volta che i suoi confratelli hanno capito che eravamo pellegrini recatisi da Mantova a Roma, ci hanno tributato un lungo applauso. Ecco, questo è stata la nostra vera vittoria". Dopo il ritiro del meritato attestato presso l'Ufficio del Pellegrino in Vaticano, i nostri tre eroi hanno preso la via del ritorno, consapevoli di aver raggiunto un nuovo traguardo. Così come aveva fatto parlando del pellegrinaggio a Compostela, Walter consiglia vivamente ad altri cicloamatori di seguirli nelle prossime tappe. Per ogni informazione in merito si può contattare il numero 037687450.

A Tavola con "La Zucca"

Asparagi al fomaggio con salsa di pomodoro

Ingredienti per 4 persone:
16 fette di fontina;
150 grammi di formaggio fresco cremoso;
1 confezione di asparagi freschi o surgelati;
1 tazza di salsa al pomodoro già pronta;
erba cipollina secca;
peperoncino in polvere;
sale, pepe;
4 cucchiai di olio.

Preparazione:
Lessare gli asparagi, condirli con un giro di olio e lasciarli raffreddare. Mettere in una ciotola il formaggio fresco, aggiungere un pizzico di sale, una presa di pepe, una di erba cipollina, una di peperoncino, 3 cucchiai di olio e mescolare. Mettere al centro di ciascuna fetta di fontina il composto e 4 o 5 asparagi, rivolgendo le punte verso l’esterno. Arrotolare le fette e accomodarle in un piatto da portata. Condire gli involtini con la salsa di pomodoro e servire, oppure riporre in frigo fino a completo raffreddamento.
Lasagne con funghi

Ingredienti per più persone:
lasagne (fresche o secche);
circa mezzo chilo di funghi misti un bicchiere di vino bianco;
besciamella;
salsa di pomodoro;
formaggio grattugiato;
una mozzarella;
aglio;
prezzemolo;
peperoncino, olio.

Preparazione:
Tritare finemente l'aglio e il prezzemolo, rosolarli con un po' di olio e il peperoncino, aggiungere i funghi ancora surgelati e alzare la fiamma. Non appena rosolati aggiungere il vino e lasciare evaporare sempre a fiamma alta. Evaporato il liquido aggiungere la salsa di pomodoro e lasciare cuocere un altro po'. Imburrare una pirofila, versare sul fondo uno strato abbondante di besciamella e sopra il primo strato di pasta, disporre po' di salsa di funghi, altra besciamella, un po' di cubetti di mozzarella e una manciata di formaggio grattugiato. Disporre il secondo strato di pasta e ripetere il procedimento facendo 5 o 6 strati. Sull'ultimo disporre abbondante besciamella, parmigiano e fiocchi di burro per farlo gratinare. Mettere in forno già caldo regolato a 200/220 per circa mezz'ora o fino a quando la superficie sarà dorata.

Pasticcio di polenta con funghi alla fontina

Ingredienti per 4 persone:
Mezzo chilo di polenta fredda;
mezzo litro di besciamella;
mezzo chilo di funghi champignon, mezzo mazzetto di prezzemolo;
1 bicchiere di vino bianco secco;
1 spicchio di aglio;
1 etto di fontina tagliata a cubetti;
1 etto di parmigiano grattugiato;
50 grammi di burro;
2 cucchiai di olio, sale, pepe.

Preparazione:
Tritare il prezzemolo, dividere a metà l'aglio sbucciato e rosolarli per qualche minuto in una padella con l'olio. Aggiungere i funghi puliti e tagliati a fettine e rosolarli a fiamma alta per qualche minuto. Eliminare l'aglio, versare il vino e lasciarlo evaporare. Proseguire la cottura per altri 5 minuti, aggiungendo un pizzico di sale e uno di pepe. Foderare una teglia rotonda con un foglio di carta da forno. Disporre sul fondo uno strato di polenta tagliata a fettine sottili, versare qualche cucchiaiata di besciamella, un po’ di funghi, qualche cubetto di fontina e una manciata di parmigiano. Proseguire gli strati, terminando con fiocchetti di burro. Mettere il pasticcio nel forno caldo (220 gradi) a gratinare per 25/30 minuti o fino a quando il formaggio sarà fuso e la superficie apparirà ben dorata.

Pasticcini di cocco

Ingredienti per più persone:
200 gr. di farina di cocco;
20 gr. di burro;
1 bicchiere di latte;
6 cucchiai di zucchero;
sale;
50 grammi di nocciole tostate;
8 biscotti secchi;
1 tavoletta di cioccolata al latte.

Preparazione:
Versare il cocco (meno 1 cucchiaio per la decorazione) in una padella antiaderente a fiamma bassa. Aggiungere il latte (meno 1 cucchiaio), lo zucchero, un pizzichino di sale, il burro e cuocere per circa 10/15 minuti sempre mescolando. A fiamma spenta aggiungere 4 biscotti sbriciolati e mescolare nuovamente. Lasciare raffreddare per qualche minuto il composto, in modo che si possa maneggiare. Con un cucchiaio prelevare una piccola quantità di composto e adagiarlo sul palmo della mano precedentemente inumidito con acqua fredda. Mettere al centro una nocciola, coprire con un'altra piccola quantità di composto e formare una pallina un po' più grande di una noce. Sbriciolare in un piatto piano 4 biscotti e rotolare i pasticcini facendo aderire bene le briciole. Trasferirli in un piatto e riporli in frigo. In un padellino spezzettare la tavoletta di cioccolato, aggiungere il latte e fare sciogliere il cioccolato a fiamma bassissima mescolando in continuazione con un cucchiaio di legno. Versare il cioccolato fuso sopra i pasticcini, lasciandolo cadere dal mestolo di legno. Cospargere la superficie con 1 cucchiaio di cocco e rimettere in frigo per almeno 1 ora.

Auguri dai Volontari de "La Sorgente" ...

Questo è, più o meno, il lavoro svolto quest’anno con un numero di volontari che si può contare appena appena su due mani, ma che speriamo possa aumentare anche perché, col passare degli anni, essi stessi, come succede a tutti, diventeranno “anziani” e, invece che al volante, dovranno accomodarsi come “passeggeri” … e allora sarebbe un problema!

Circa 400 viaggi con gli anziani per cure, visite, analisi ecc.;
Prestito gratuito di attrezzature proteiche;
Assistenza per prenotazioni visite e pratiche diverse;
Invio di Auguri per i Compleanni;
Visite agli anziani e agli ospiti ceresaresi in Case di Riposo;

Raccolta tappi di plastica: finita una prima raccolta il cui ricavato sarà devoluto ai missionari, si è deciso di dedicare la raccolta in corso all’iniziativa “Aiuta Camilla” la bambina di Desenzano del Garda che si dovrà curare negli Stati Uniti. Per questo scopo sono stati versati alla raccolta del Comune di Ceresara il ricavato della vendita dei tappi (Euro 180,00), più il ricavato della Lotteria della Festa degli Anziani (Euro 585,00).
Allora grazie a tutte le famiglie che pazientemente raccolgono i tappi e li portano ai centri di raccolta, grazie alle scuole, agli asili, al Supermercato Tommasi, a Giuseppe Gambarini, all’Associazione “i Casaloldi” che portano i tappi da Casaloldo, a Silvio Tarchini che li porta da Guidizzolo, a Graziella Ghio che ci mette a disposizione lo spazio per i sacchi, al Comune che ci presta il camion per il trasporto e a Nicola Genovesi, impareggiabile autista.
Un sentito ringraziamento alle famiglie che hanno voluto ricordare i loro cari con un’offerta per le attività dell’Associazione: La famiglia Lupi, la famiglia Azzoli ed il Signor Bellotti.

Sessantesimo di matrimonio ...

Complimenti, Gino Sereni e Doralice Gamba hanno raggiunto i 60 anni di matrimonio.

Per ricordare quel lontano mai dimenticato 27 Novembre del 1948 hanno festeggiato alla grande con figlie, nipoti, pronipoti e parenti.

Auguri da tutta Ceresara! (siate sereni e in gamba)

venerdì 10 ottobre 2008

Convivio a Palazzo: 13 e 14 settembre 2008

Il Borgo di San Martino Gusnago è tornato per due giorni il Feudo di Francesco Secco

Il 15 giugno 1491, Francesco Gonzaga, marchese di Mantova ed Ercole d’Este, duca di Ferrara e suocero del marchese Francesco, furono gli ospiti d’onore di un pranzo che si tenne a San Martino Gusnago, nella dimora di proprietà del condottiero Francesco Secco. Quell’iniziativa conviviale, promossa espressamente dal marchese di Mantova, nasceva in verità come occasione di riconciliazione tra il Gonzaga e il Secco, le due maggiori autorità del Mantovano, che da alcuni mesi erano in continuo e aperto contrasto. Ad oltre cinque secoli di distanza la Compagnia delle Torri ha creduto opportuno ricordare e divulgare quella suggestiva pagina di storia, in bilico tra Medioevo e Rinascimento, attraverso una rievocazione che ha preso il nome di “Convivio a Palazzo”, allestita nello stesso edificio che ospitò lo storico incontro, il Palazzo Secco-Pastore, che dopo tanti anni è tornato ad aprirsi al pubblico. L’idea di ricordare questo evento attraverso l’organizzazione di un pranzo che riproponesse le atmosfere dell’epoca è nata ad un piccolo gruppo di nostri concittadini, cappeggiati da Cornelio Gambarini, che nel corso del mese di gennaio ha anche posto le basi per la costituzione di un’associazione che avesse come primario obbiettivo quello di organizzare la manifestazione “Convivio a Palazzo” nel corso del mese di settembre. L’Associazione “Compagnia delle Torri” e il progetto sono stati ufficialmente presentati alla cittadinanza nel corso del mese di febbraio in occasione di una riunione delle associazioni presenti sul territorio concomitante con i preparativi per la realizzazione della Fiera, suscitando vivo interesse tra i presenti. La prima apparizione pubblica è avvenuta in occasione della Fiera della Possenta, dove il gruppo si è impegnato nella realizzazione della suggestiva ambientazione scenografica all’interno del Padiglione Fieristico che riproduce fedelmente parte di Piazza Castello di Ceresara, in seguito utilizzata ed apprezzata anche in tutte le altre manifestazioni svoltesi nello stesso fabbricato. Proprio durante la Fiera è maturata la convinzione che il progetto - seppur ambizioso - poteva essere realizzato in quanto sono state numerosissime le persone che hanno iniziato a credere nell’iniziativa e si sono unite al gruppo.Nel mese di aprile l’associazione si è subito rimboccata le maniche - nel senso letterale del termine - in quanto il lavoro manuale necessario per la sistemazione della galleria, del parco e delle altre aree del Palazzo - gentilmente concesso dalla famiglia Tronchi Pastore - è stato molto impegnativo. All’entusiasmo iniziale si sono poi aggiunti il sostegno da parte dell’Amministrazione Comunale, della Regione Lombardia e di un nutrito gruppo di sponsors che hanno finanziato l’iniziativa - alcuni dei quali hanno contribuito in modo significativo. Nel corso dei mesi il progetto iniziale di realizzare una serata conviviale è stato più volte rivisto ed ampliato in quanto la numerosa richiesta di prenotazioni ha costretto a ripetere il pranzo in entrambe le giornate per un totale di oltre 360 commensali. E’ stata aggiunta la Locanda allestita nelle vicinanze della Chiesa - con lo scopo di poter far partecipare tutta la popolazione all’atmosfera di festa del Convivio - e organizzata la prima edizione del Palio di Ceresara tra le Contrade del paese: Borgo Castello, Mulino, San Biagio, Possenta, San Martino e Villa Cappella. Sono stati mesi di duro lavoro, ma tutto alla fine è risultato pronto per l’appuntamento del 13 e 14 settembre per la prima edizione del “Convivio a Palazzo”. La prima giornata è iniziata nel tardo pomeriggio con l’arrivo a Palazzo dei commensali, per i quali era stato previsto un trasferimento in carrozza trainata da cavalli dal parcheggio ricavato nel Campo Sportivo di San Martino Gusnago, ma le avverse condizioni meteorologiche che hanno caratterizzato la giornata hanno costretto a diversi cambi di programma all’ultimo minuto. A gruppi hanno potuto effettuare una visita guidata ad alcune sale del Palazzo e dopo un aperitivo allestito nella Taverna, sono stati allietati da musici e da danzatori che hanno introdotto il grande pranzo che era stato allestito per loro nella galleria, dove alla presenza del padrone di Casa - Francesco Secco - del marchese di Mantova Francesco Gonzaga e del duca di Ferrara Ercole d’Este gli ospiti si sono potuti immergere nell’atmosfera tipica dei convivi di quel tempo, dove il fasto delle mense e i profumi delle cucine si intrecciavano con trame oscure e complotti di corte, come quello che coinvolse il proprietario del Palazzo. La serata si è poi conclusa con un suggestivo spettacolo dei focolieri di Savignano. La seconda giornata si è aperta con il Convegno “Intrighi e congiure alla corte dei Gonzaga: il controverso caso di Francesco Secco” tenutosi presso la taverna del Palazzo al quale sono intervenuti come relatori Mariano Vignoli, Marilena Dolci e Alfredo Balzanelli che ha riscosso vivo interesse e una grande partecipazione di pubblico. Nel pomeriggio San Martino Gusnago si è trasformato in un crocevia di sbandieratori, giocolieri e uomini d’arme che hanno fatto da contorno alla prima edizione del Palio di Ceresara tra le contrade del paese, che dopo alcune impegnative prove (corsa con le assi, corsa nei sacchi, tiro con l’arco, giostra del saraceno) ha visto Borgo San Biagio aggiudicarsi il Trofeo delle Torri. Con lo scendere della sera i giochi e le sfide sono cessate e si sono accese le fiaccole e le luci del Palazzo per la replica del grande pranzo. La manifestazione si è conclusa con un meraviglioso spettacolo pirotecnico che ha entusiasmato gli spettatori. Durante la manifestazione ha funzionato come da programma anche la Locanda, che ha subito riscosso un grande successo di pubblico ed è stata molto apprezzata per la qualità della gastronomia proposta e la celerità del servizio assicurata da un affiatato gruppo di “locandieri”. Numerose e convinte note di apprezzamento per la manifestazione sono giunte da più parti e questo non può che gratificare l’enorme lavoro svolto dal gruppo di volontari che nella due giorni di San Martino Gusnago ha visto la collaborazione di circa 200 persone. Per chi volesse immergesi - o rituffarsi - nelle atmosfere del Convivio sul sito dell’associazione - http://www.compagniadelletorri.it/ - è stata caricata una galleria fotografica che ripercorre alcuni momenti salienti della manifestazione.

Una gita a Brisighella

Nei colli dell’Appennino faentino, lungo il basso corso del fiume Lamone, si trova l’antico borgo medievale di Brisighella, adagiato ai piedi di tre caratteristici speroni rocciosi, su ognuno dei quali spiccano altrettante significative costruzioni: una torre civica, una rocca ed un santuario mariano. Le origini di Brisighella sono antichissime come confermano gli scavi archeologici effettuati nella grotta della “Tanaccia”, dove sono state ritrovate importanti tracce di abitatori tra il neolitico e l’età del bronzo, con presenze sempre più accentuate in epoca romana. La fondazione ufficiale dell’abitato medievale viene fatta risalire al 1178 ma è verso la fine del XIII secolo che vengono erette le prime fortificazioni per opera di Maghinardo de Pagani. Successivamente si affermò la signoria Manfrediana di Faenza fino al 1500 quando Brisighella passò a Cesare Borgia e poi alla Serenissima di Venezia, prima di essere definitivamente annessa allo Stato della Chiesa. Il borgo, caratterizzato da un fitto intreccio di vie acciotolate è valorizzato da una strada sopraelevata e coperta, illuminata da una serie di archi di diversa ampiezza, unica nel suo genere, chiamata “antica via degli asini” o “del borgo”. Anticamente congiungeva Porta Gabalo con Porta Buonfante e costituì un importante baluardo difensivo per il nucleo abitato retrostante. In seguito venne abitata da famiglie di birocciai che trasportavano il gesso scavato dalle cave limitrofe. Un sentiero panoramico conduce sul primo dei tre colli, ai piedi della Torre dell’orologio, risalente al 1290, ricostruita nel 1548 e dopo continui danneggiamenti, sistemata nelle forme attuali nel 1850. Da qui, lungo un percorso che si snoda nel verde dei boschi lambendo profondi calanchi, si raggiunge la Rocca Manfrediana e Veneziana, che domina il secondo pinnacolo roccioso. È composta dal torrione Veneziano del XVI secolo e dal più antico torricino trecentesco fatto erigere da Manfredi, signore di Faenza ed è cinta da poderose mura. Al suo interno è custodito il Museo del lavoro contadino nelle vallate del Lamone, Marzeno de Senio. Nelle stanze della rocca sono raccolti svariati oggetti quotidiani ed attrezzi agricoli e vengono riprodotti fedelmente ambienti domestici, rurali e artigiani inerenti agli antichi mestieri. Ancora un piccolo sforzo ci consente di raggiungere il terzo colle, chiamato Cozzolo, sul quale sorge il Santuario della Madonna di Monticino, edificato nel XVIII secolo. La chiesa, ad unica navata, presenta nel presbiterio affreschi del pittore faentino Savino Lega e un San Giovanni attribuito a Bernardo Strozzi. Ritornati nel cuore del borgo raggiungiamo l’ex Palazzo della Pretura, attuale sede del Museo civico “Giuseppe Ugonia”, famoso litografo autore di opere esposte nei più prestigiosi musei del mondo. Oltre alla collezione Ugonia sono esposte tele del Guercino e del Bertucci, ceramiche faentine settecentesche, terracotte policrome raffinati oggetti d’oreficeria. Superata la neoclassica mole del Palazzo Municipale, nella cui sala consiliare si trova un camino quattrocentesco con stemma manfrediano, la nostra visita prosegue in piazza Carducci, sulla quale prospetta la Collegiata intitolata a San Michele Arcangelo e realizzata nella seconda metà del XVII secolo. Nell’interno, con pianta a croce greca, possiamo ammirare una tavola del Bertucci, un Crocifisso ligneo del XVI secolo, una pala d’altare che rappresenta San Michele eseguita nella bottega del Reni, una Madonna su tavola del quattrocento; nel battistero è posizionata una vasca marmorea del 1547 con stemma dei Malatesta. Tuttavia l’opera più pregiata si trova nella cappella di Sant’Antonio e consiste in una tavola del pittore forlivese Marco Palmezzano, realizzata nel 1514 raffigurante l’Adorazione dei Magi sormontata da una lunetta con Gesù fra i dottori del tempio. Altro complesso religioso di rilievo è la Chiesa di Santa Maria degli Angeli, chiamata anche dell’Osservanza, risalente al 1525. L’edificio, preceduto da un portico, presenta sopra il portale una lunetta in terracotta del Rosetti con immagine dell’Assunta; nella cappella laterale sotto il portico, denominata “della Deposizione”, si trovano scene in ceramica sulla vita di San Francesco. L’interno, decorato con stucchi seicenteschi, custodisce ceramiche di pregevole fattura e, sull’altare maggiore, una tavola del Palmezzano con Madonna, bambino in trono, angeli e santi, datata 1520. Usciti dal centro abitato e imboccata la strada per Firenze, dopo circa un chilometro si intravede il profilo dell’antichissima Pieve di San Giovanni in Ottavo o Pieve del Tho. Venne così chiamata perché si trovava esattamente all’ottavo miglio della strada romana che congiungeva Faenza alla Toscana. La mirabile costruzione romanica, realizzata fra l’VIII e il X secolo, presenta un campanile con bifora originale e facciata preceduta da un protiro. L’interno, a pianta basilicale, è diviso in tre navate da archi poggianti su colonne di granito diverse fra di loro, con alcuni capitelli d’epoca romana. Meritano attenzione un miliare romano inserito nel fusto di una colonna, una lastra in pietra serena collocata nel fronte dell’altare, raffigurante Gesù fra croci, palme, angeli e pecore, del IX secolo, un capitello corinzio del I secolo, utilizzato come acquasantiera, affreschi che vanno dal XIV al XVI secolo e due tavole dello stesso periodo. Oltre che per il suo patrimonio artistico Brisighella è rinomata per le terme conosciute fin dall’antichità, situate in un parco ai piedi del centro storico, lungo la riva destra del Lamone; gli impianti termali utilizzano le acque sulfuree della sorgente “Colombarino” e quelle salsobromoiodiche della sorgente “Igea Valdamone”.

Matilde di Canossa, il Papato, l'Impero

Per celebrare il Millennio di fondazione della Abbazia benedettina di San Benedetto Po a Mantova sono state allestite tre mostre che presentano la figura della Grancontessa (1046 – 1115) come un personaggio chiave dell’Alto Medioevo nelle tormentate vicende delle “Lotte per l’Investitura” tra Papato e Impero, tra il Papa Gregorio VII e l’Imperatore Enrico IV. Il suo feudo che andava da Roma al Lago di Garda ha svolto un ruolo di primaria importanza nel cuore della pianura del Po e lungo l’Appennino, poiché era un territorio di transito per le complicate vicende italiane, e intorno al suo castello di Canossa sono state scritte pagine memorabili di storia. Le tre manifestazioni culturali aperte in contemporanea, ruotano intorno a Matilde ed in particolare:
a) – La mostra presso la casa del Mantegna espone documenti, mappe, simboli del potere imperiale ed ecclesiastico, reperti archeologici mai esposti prima, raffigurazioni del mondo medioevale, oggetti di uso rurale, altri oggetti carichi di valore simbolico ed opere d’arte. E’ l’esposizione più ricca e completa che intende essere il punto di riferimento a tutte le manifestazioni e nella fase inaugurale è stata contornata da una folcloristica parata di figuranti in costume.
b) – Nella seconda rassegna a San Benedetto Po presso il refettorio del chiostro di San Simeone sono esposti interessanti documenti autografi che riguardano i donativi e i lasciti di Matilde al monastero del Polirone: la “Montecassino del Nord”. Matilde lo ha reso celebre e potente e ne ha fatto uno dei capisaldi della riforma gregoriana inserendolo nella grande rete delle abbazie cluniacensi e per 40 anni ha costantemente favorito il suo sviluppo culturale. Lo aveva scelto come luogo della sua sepoltura e lo è stato fino al 1633, quando per volontà del Papa Urbano VIII, è stata collocata in San Pietro. Unica donna insieme alla regina Cristina di Svezia ad avere questo privilegio con una tomba del Bernini che la definisce: “Onore e Gloria d’Italia”. I 120 reperti messi in mostra intendono anche promuovere l’immagine del paese, facendo conoscere la sua storia millenaria scandita dalla meritoria presenza dei Benedettini che sul territorio hanno favorito anche lo sviluppo civile ed economico.
c) – La terza esposizione è collocata presso il Museo diocesano di Piazza Virgiliana dove si è messo in risalto la figura di San Anselmo da Baggio, Vescovo e Patrono di Mantova, personaggio venerato, ma poco conosciuto. Era nipote del Papa Alessandro II e fu eletto vescovo di Lucca, ma rifiutò la nomina rifiutando di ricevere dall’Imperatore Enrico IV le “regalie” dovute al suo ufficio come dipendente imperiale. Per il suo forte sostegno al movimento riformatore della Chiesa, nel 1081 venne esiliato dall’Imperatore e si ritirò come monaco nell’abbazia di San Benedetto in Polirone. Svolse la sua funzione di consigliere e confessore di Matilde che seguiva in tutti i suoi spostamenti e morì a Mantova nel 1086. Fu sepolto in Duomo e divenne protettore della città.

I Gonzaga delle nebbie

Nel quattrocentesco Palazzo Pubblico di Rivarolo Mantovano si è aperta una mostra che intende raccontare i protagonisti e le vicende della dinastia cadetta dei Gonzaga che a partire dal 1474 in questa porzione di Marchesato dominarono per trecento anni. Questa manifestazione dovrebbe essere, nelle intenzioni degli organizzatori la prima esposizione d’arte a carattere interregionale o nazionale. Rivarolo Mantovano è un significativo centro incuneato nelle province di Mantova, Cremona e Parma e per la sua vicinanza storica e geografica a Sabbioneta, di recente riconosciuta patrimonio dell’U.N.E.S.C.O., può avere, sotto questo aspetto, una posizione strategica. Si considera che per la sua unicità urbanistica possa diventare un contenitore ideale per accogliere eventi prestigiosi di mostre temporanee. La storia e le imprese di questi Gonzaga “minori” riguardano non solo i numerosi ed importanti rapporti con l’Impero e con la Francia ma anche con tutti gli stati padani e la Repubblica di Venezia. Questi personaggi hanno saputo inserirsi come protagonisti nelle vicende del loro tempo con continui, intensi e significativi rapporti politici, militari ed economici con quasi tutte le potenze grandi e piccole dell’epoca. Sono stati personaggi che non si adagiarono sulla loro posizione di “inferiorità “ rispetto al ramo mantovano e seppero trovare la spinta per imprese destinate a restare nella storia o addirittura farsi leggenda. E’ il caso di Luigi detto il Rodomonte, per la sua audacia e statura, che passato alle dipendenze dell’Imperatore Carlo V partecipò nel 1527, con mansioni di comando al Sacco di Roma, ma contro la volontà imperiale invece di procedere alla cattura organizzò la fuga del Papa Clemente VII, chiuso in Castel Sant’Angelo, scortandolo fino a Orvieto, modificando così il corso della storia ed il destino della propria famiglia. Il più illustre figlio Vespasiano Gonzaga, amico e uomo di fiducia di Filippo II di Spagna che da abile condottiero, diplomatico, letterato, architetto militare e mecenate, raggiunse i più alti vertici feudali ottenendo nel 1577 il riconoscimento di Sabbioneta il titolo di Ducato autonomo. Con 35 anni di sapiente strutturazione urbanistica innalza un gioiello di perfetta città rinascimentale dove raccogliere opere d’arte che intendevano richiamare i fasti della Roma antica. La mostra dalle nebbie padane fa emergere e rivivere una parte di questo illustre passato.

Immergiti in un libro 2008 ...


La Biblioteca Civica “Ferrante Bandera”, in collaborazione con il Comune di Ceresara, anche quest’anno ha organizzato il Concorso di Lettura “Immergiti in un libro”, dedicato ai bambini ed ai ragazzi che frequentano la Scuola Primaria e la Scuola Media.
Scopo dell’iniziativa - che viene proposta da qualche anno - è quella di promuovere - attraverso il meccanismo del gioco - il piacere della lettura tra i più giovani, in un periodo come quello attuale dove è sempre più necessario essere in grado di allargare i propri orizzonti e capire meglio ciò che ci circonda.
La “competizione” si è conclusa sabato 27 settembre con un piccola cerimonia che si è tenuta presso i locali della Biblioteca Civica, dove sono stati premiati i primi classificati delle categorie in gara. Anche gli altri partecipanti che hanno riconsegnato almeno una scheda libro sono stati ugualmente omaggiati con un piccolo presente.

A tavola con "La Zucca"

Vellutata di zucca con insalata di porcini

Ingredienti:
Persone: 4
Preparazione: 20 minuti
Cottura: 20 minuti
Difficoltà: molto semplice
20 g burro;
20 g farina;
600 g zucca;
1/2 litro brodo di pollo;
100 g piccoli porcini;
30 g scaglie di grana;

20 g pistacchi sgusciati;
2 rametti nepitella;
olio extravergine;
sale marino fino.

Sciogliere il burro a fiamma media, incorporarvi la farina e mescolare finché si forma una schiumetta superficiale, spegnere e lasciar raffreddare. Sbucciare la zucca, tagliarla a pezzi e cuocerla al vapore, quindi frullarla con il composto di burro e il brodo bollente. Salare, pepare e cuocere a fiamma media, mescolando fino a ottenere una crema omogenea di media consistenza. Nel frattempo mettere a bagno i pistacchi in acqua bollente per 2 minuti, scolarli e sbucciarli. Pulire bene i funghi dal terriccio con un telo umido. Affettarli sottili, mescolarli delicatamente con le scaglie di grana, le foglioline di nepitella e i pistacchi, salare e condire con un filo di olio. Versare la vellutata nelle fondine e distribuirvi sopra l’insalatina di funghi.

Spiedini di ortaggi al forno

Ingredienti:
Persone: 4
Preparazione: 10 minuti
Cottura: 50 minuti
Difficoltà: molto semplice

3 cucchiai olio di oliva extravergine;
2 patate;
2 pastinache;
150 g zucca;
Sale;
4-8 rametti di rosmarino fresco.

Accendere il forno a 180 gradi. Lavare le patate, pelarle e tagliarle a rondelle spesse due centimetri. Lavare e pelare le pastinache e tagliarle a rondelle di 2 centimetri. Privare la zucca della buccia e tagliare anche questa a cubi di 2 centimetri. Far scaldare l’olio in una teglia da forno e trasferirvi le patate. Cuocere in forno per 20 minuti, poi aggiungere le pastinache e la zucca, salare a piacere e cuocere ancora per 20 minuti circa o fino a quando sono dorate. Intanto preparare gli spiedini di rosmarino togliendo quasi tutte le foglioline, lasciandone solo un ciuffetto sulla sommità. Quando gli ortaggi sono cotti rimuoverli dalla teglia con una spatola. Bucarne il centro con uno spiedino di metallo e infilarli, alternando i tre tipi, sui rametti di rosmarino. Sistemare gli spiedini su un piatto di portata caldo e servire subito.

Risotto con zucca e speck

Ingredienti:
Persone: 4
Cottura: 20 minuti
Difficoltà: molto semplice
280 g di riso Violone Nano;
600 g di zucca gialla;
100 g di cipolla tritata;
1 cucchiaio di olio di oliva;
60 g di speck magro a pezzetti;
50 g di parmigiano;
sale e pepe q.b.

Tostare il riso nella pentola a pressione con l’olio, la cipolla e lo speck per 2 minuti; aggiungere la zucca lavata e tagliata a pezzetti, il sale e 700 gr di acqua bollente. Girare bene, chiudere il coperchio e cuocere per 5 minuti esatti dall’inizio del fischio. Allo scadere dei 5 minuti aprire la valvola e quando è uscito tutto il vapore togliere il coperchio e girare .

Torta di cioccolata al caffè e noci
Ingredienti:
Persone: 4
Preparazione: 30 minuti
Cottura: 35 minuti
Difficoltà: facile da preparare
250 g di farina;
100 g di noci in polvere;
100 g di zucchero;
150 g di burro;
2 uova;
80 g di zucchero;
4 cucchiai di caco in polvere;
1 cucchiaino di farina;
1 uovo;
1 pizzico di sale;
1/2 cucchiaino di vaniglia liquida;
20 cl di caffé molto forte.
Per la pasta: setacciate farina e cacao in una insalatiera. Versate zucchero, vaniglia e sale, l'uovo e il burro tagliato a pezzetti. Amalgamate il tutto fino a formare una palla di pasta ben ferma e compatta, che avvolgerete nella pellicola per alimenti, lasciandola poi riposare nel frigorifero. Dopo 2 ore, stendete la pasta e rivestite lo stampo leggermente imburrato. Battete le uova con la forchetta nell'altra insalatiera, riscaldate il caffé e lo zucchero fino a ottenere una mousse e versate sulle uova senza smettere di battere il composto. Incorporate la farina e le noci. Versate il composto nello stampo e fate cuocere a 150 gradi per 35 minuti.

BiblioSì: Un Cappello pieno di Ciliegie

Leggerlo è come immergersi in un fiume di parole e di pensieri che scivolano via senza sosta. Un flusso di immagini così vivide e reali da strapparci a ogni pagina un mezzo sorriso, da lasciarci annuire ad ogni ansa e ad ogni avvallamento della storia. Ma scriverlo non è stato altrettanto semplice. Oriana Fallaci era una perfezionista, una donna scrupolosa e integerrima che ha condotto le sue ricerche per anni, tra i registri impolverati delle chiesette del Chianti. Ogni dato, ogni singolo riferimento storico e geografico doveva passare al vaglio della storia, quella vera, ufficiale, ogni ricordo doveva farsi realtà. È così che la Fallaci ha passato gli ultimi anni della sua vita. Mentre il male che aveva dentro faceva il suo lento lavorio che l’avrebbe condotta alla morte, mentre l’Occidente stravolto dalla “guerra al terrore” cercava le radici della propria identità culturale, Oriana scriveva su un taccuino i ricordi della sua infanzia. Le storie raccontate dai nonni e dai bisnonni nella campagna toscana, le vite dei suoi “arcavoli” e “arcavole”, a metà strada tra miti e leggende popolari. Le quattro parti in cui è suddiviso il romanzo formano l’eterogenesi di una donna che, con la sua vita, ha impersonato le immense contraddizioni del mondo. Dai reportage di guerra in Vietnam agli anni passati tra i guerriglieri greci, dai romanzi di successo ai pamphlet a difesa dell’identità cristiana, tutto nella vita di Oriana Fallaci sembra estremo e contraddittorio. Ma nelle pagine di questo straordinario romanzo si può rintracciare il senso di una vita fuori dal comune; in queste pagine le ragioni di una vita normale, come quella di qualsiasi donna, si intrecciano con le ragioni della Storia con la “S” maiuscola.
Un libro che traccia il sentiero della memoria dei nostri tempi, lasciando a ognuno di noi il compito di riempirlo di significato.

sabato 7 giugno 2008

Immergiti in un libro ...

Come ormai tradizione anche quest’anno la Biblioteca Civica “Ferrante Bandera” - in collaborazione con il Comune di Ceresara - organizza il Concorso di Lettura “Immergiti in un Libro …”.
Scopo fondamentale dell’iniziativa - che nel corso delle scorse edizioni ha avuto un buon riscontro - è quello di promuovere la lettura tra i giovani, in un periodo come quello attuale dove questo prezioso piacere è sempre più insidiato da mille distrazioni, non sempre educative e formative.Riepiloghiamo in seguito cosa è necessario fare per partecipare al Concorso:

Chi può partecipare?
Gli alunni della Scuola Primaria e quelli della Scuola Media.
Cosa bisogna fare?
Per partecipare è necessario far parte di una delle due categorie sopra indicate, essere iscritti presso una della Biblioteche della Provincia di Mantova e aver preso in prestito presso la Biblioteca Civica “Ferrante Bandera” almeno cinque libri nel periodo compreso tra il 9 giugno e il 31 agosto 2008. E’ possibile richiedere più volumi contemporaneamente (esclusi i fumetti e riviste), ma per veder conteggiato il libro letto ai fini del Concorso è necessario riportare la Scheda Libro che verrà consegnata a richiesta dalla Biblioteca per ogni libro prestato. E’ inoltre possibile veder conteggiato quanto letto ai fini del concorso semplicemente “postalizzando” un suo commento - anche molto semplice - sul sito http://www.concorsolettura.blogspot.com/ - seguendo le semplici istruzioni presenti nella pagina principale; questa forma innovativa di partecipazione, permetterà di poter condividere con gli altri utenti web della Biblioteca - indipendentemente dal Concorso - le proprie impressioni su quanto letto.
Entro quando è necessario riconsegnare le Schede Libro?
In forma cartacea o elettronica le Schede dovranno pervenire alla Biblioteca entro e non oltre il 10 settembre 2008.

Cosa posso vincere?
I primi tre classificati delle due categorie sopra indicate - che avranno fatto pervenire presso la Biblioteca il maggior numero di schede in forma cartacea o elettronica (minimo cinque) - verranno premiati con i seguenti premi in denaro:

  • 1° Classificato Euro 50,00
  • 2° Classificato Euro 30,00
  • 3° Classificato Euro 20,00

La consegna dei premi avverrà nel corso di un’apposita festa di premiazione che si terrà nel mese di settembre.

Immergiti in un libro … e Buona Lettura a tutti!

Ceresara e la Iª Guerra di Indipendenza

Il 1848 fu, per molti paesi d’Europa l’anno della rivoluzione. Nei paesi occupati da eserciti stranieri o governati da regimi assolutistici (come gli Stati italiani, l’Ungheria, la Polonia e l’Austria) gli insorti chiesero maggiore libertà, una Costituzione e l’Indipendenza.
In Italia, i moti di Palermo e dell’intera Sicilia avevano preceduto le altre rivoluzioni europee, ma il movimento rivoluzionario acquistò maggiore forza e importanza quando l’insurrezione si estese al Lombardo-Veneto dove assunse il carattere di lotta per l’indipendenza nazionale e per l’Unità d’Italia.
A seguito di queste insurrezioni le truppe austriache, comandate dal maresciallo Radetzky, dovettero rifugiarsi nelle fortezze del Quadrilatero, un sistema di fortificazioni che comprendeva Mantova, Peschiera, Legnago e Verona.
Anche se presi alla sprovvista dalla vastità dei moti popolari ed obbligati ad abbandonare molte città, gli austriaci non erano ancora sconfitti.
Per batterli definitivamente era necessario l’intervento di un esercito. Per questo, appelli insistenti vennero rivolti al re del Piemonte Carlo Alberto che, dopo molte esitazioni, si decise a dichiarare guerra all’Austria.
Inizialmente, i piemontesi e gli alleati riuscirono a sbarrare agli austriaci la via verso il Brennero, ad impedire loro i contatti con Vienna e ad assediare Peschiera. Un corpo di spedizione austriaco riuscì tuttavia ad attraversare il Veneto e a congiungersi con le truppe del Radel Radetzky di stanza a Mantova.
Radezky tentò allora di uscire dalla città per sorprendere i piemontesi alle spalle ma fu fermato il 29 maggio dall’eroica resistenza, a Curtatone e Montanara, dei volontari toscani.
Carlo Alberto potè quindi fronteggiare gli austriaci e sconfiggerli nei giorni successivi il 30 maggio a Goito.
Relativamente alla Battaglia di Goito il territorio di Ceresara giocò un ruolo non secondario per il positivo esito da parte piemontese del combattimento.
Si riporta un estratto della relazione della Battaglia che riguarda il nostro territorio redatta dal Generale Bava, estrapolata dal volume “Memorie e osservazioni sulla Guerra dell’Indipendenza d’Italia nel 1848”, pubblicato a Torino nel 1849 e conservato presso la Biblioteca dell’Università statunitense di Harvard.

“Nella giornata del 28 maggio il marchese Passalacqua […], fece giungere avviso al barone Bava […] che una forza nemica con artiglieria e cavalleria, sortita la sera del 27 da Verona, era giunta quel mattino ad Isola della Scala e si dirigeva verso Mantova: verso le tre pomeridiane dello stesso giorno il prefato generale annunziava che per più rapporti gli veniva indicato che il feld maresciallo Radetzky e molti principi austriaci erano in marcia colle colonne, lo che dava a divedere l’intenzione di volere, colle forze loro riunite, abbattere il corpo dei Toscani accampato a Curtatone e Montanara, impadronirsi della guarnigione di Goito, distruggere quel ponte, come pure gli altri di Borghetto e Monzambano, devastare i nostro magazzini, spargere l’allarme alle nostre spalle, e finalmente rifornir di viveri la piazza di Peschiera, per la riva destra del Mincio.Premurosamente feci pervenire avviso nella notte del 28 al generale toscano di ciò che occorreva, gli ordinai di prendere le sue disposizioni di difesa, di fare sorvegliare il corso del Mincio e non venir preso alle spalle […].Mi avviai pertanto il 29 all’alba […]. Giunsi a Goito sul mezzodì […]. Nella sera […] giungeva la spiacente notizia che i Toscani erano stati disfatti, a malgrado di una bellissima difesa. Disposi allora perchè i medesimi dovessero andare a riordinarsi al più presto sullo stradale per Brescia, ed io, sapendo che sarei stato appoggiato dalle brigate granatieri Guardie e Aosta, mi avviai nel mattino del 30 sopra Goito […]. Arrivato, piazzai le truppe in addietro di Goito, sulla dritta della grande strada da Brescia a Goito, ed addietro della traversa che conduce a Ceresara, e feci occupare fortemente il bel plateau che sta addietro ed alla sinistra di Goito […]. Le nostre truppe serenavano al di là del campo di battaglia il nemico passava la notte occupato nel praticare feritoie nelle case di Sacca, Cagliara, Caigole e Santa Maria, come sulle cascine che stavano sulla sua fronte tagliando le strade ed abbattendo alberi pel buon tratto di circa tre miglia, onde formarsi delle barricate. Una pioggia sopravvenuta e che dirottamente continuò senza interruzione pendente le due successive giornate rese i terreni siffattamente impraticabili ed allagati, che il soldato nostro dovette passare le notti allo scoperto senza potersi coricare, si fece impossibile ogni marcia, e quindi fu forza il ritardare l’inseguimento del nemico, che profittò di questo intervallo per ben fortificarsi nelle sue posizioni.Da ciò protetto, egli potè impunemente la sua sinistra fino a Ceresara, e spingere oltre sulla riva sinistra dell’Oglio alcuni usseri ed ulani, i quali commisero ogni disordine e depredazione, gettando lo spavento nelle popolazioni. Il tempo essendosi ristabilito nella sera del 3, Sua Maestà ordinò che nel mattino seguente si dovesse contenere l’ala destra nemica con tre brigate e molte artiglierie, che si sforzasse il centro con forze di attacco superiori, e che per la strada di Gazzoldo, Solarolo e Ceresara un corpo imponente guidato da Sua Altezza Reale il duca di Savoia dovesse cercare di tagliar l’ala sinistra, così evitando le perdite di un attacco di fronte sopra posizioni messe in buona difesa […]. L’armata, con Sua Maestà in testa di colonna, inseguì il nemico fino a Curtatone che trovò evacuato, e lungo il cammino si ebbero a scorgere dolorose vestigia di rapina e distruzione.Nella sera l’armata prese posizione a Rivalta, e tornò nel dimane a Goito, pronta ad operare sull’una o l’altra riva del Mincio.”

Una gita a Fiesole ...

Adagiata su un colle che domina il fiume Arno e il torrente Mugnone, autentico balcone panoramico sulla città di Firenze, andiamo a conoscere Fiesole, località di origine etrusca fondata verso il V secolo a.C. Fu alleata di Roma nella battaglia contro Annibale, per poi diventarne nemica durante la guerra sociale nel corso della quale venne quasi interamente distrutta da Porzio Catone nel 90 a.C.. Furono i veterani di Silla a farla risorgere dotandola di Campidoglio, foro, templi, teatro e terme di cui oggi si conservano significative vestigia all’interno dell’area archeologica. Al termine di un lungo assedio Fiesole venne conquistata da Firenze nel 1125 e da allora seguì perennemente le sorti della gloriosa città medicea. La nostra visita inizia da piazza Nino da Fiesole, autentico cuore del tessuto urbano fiesolano, sulla quale prospettano molti edifici di interesse storico e artistico. All’ingresso si trova l’imponente Seminario, realizzato nel 1657 con rifacimenti successivi, che presenta un oratorio impreziosito da una grande pala in terracotta della bottega di Giovanni della Robbia. A destra del Seminario si trova il Palazzo Vescovile, risalente all’XI secolo, successivamente modificato con la facciata attuale del 1675. All’interno, nella cappella privata del Vescovo, si possono ammirare affreschi della scuola del Ghirlandaio. Di fronte al Palazzo Vescovile si erge il Duomo intitolato a San Romolo, edificato nell’XI secolo, con ampliamenti nel XIII e nel XIV. Nel XIX secolo subì un importante restauro con ricostruzione della facciata. L’adiacente campanile, alto 42 metri, presenta una caratteristica forma di torre con coronamento a merlatura aggettante. L’edificio presenta pianta basilicale con copertura a capriate di legno, a tre navate, divise da arcate a tutto sesto poggianti su colonne con capitelli scolpiti a motivi floreali. Due rampe di scale laterali conducono al presbiterio rialzato dove si trovano la cattedra episcopale, il coro ligneo e l’altare maggiore, sormontato da un pregevole polittico quattrocentesco di Bicci di Lorenzo. Il catino dell’abside è affrescato con dieci scene della vita di San Romolo, opera cinquecentesca di Nicodemo Ferrucci. Nella parte destra del presbiterio possiamo ammirare la Cappella Salutati, affrescata da Cosimo Rosselli con figure degli evangelisti nella volta e i santi Leonardo e Giovanni Battista nelle pareti laterali.Sempre alle pareti spiccano il busto del vescovo Salutati e un dossale con Madonna, bambino e santi, entrambi scolpiti dallo scultore Nino da Fiesole. Nella cappella del Sacramento si trova una tavola della scuola del Ghirlandaio con storie dalla vita di San Romolo mentre al di sopra del portale mediano è posizionata una statua del Patrono in terracotta policroma di Giovanni della Robbia datata 1521. All’uscita dalla cattedrale, sulla sinistra, chiude la piazza il caratteristico Palazzo Pretorio, oggi sede municipale, edificio trecentesco con modifiche quattrocentesche, che presenta un portico con sovrastante loggia su cui sono murati numerosi stemmi marmorei dei vari podestà che si sono succeduti nel tempo. Accanto al Palazzo Pretorio sorge la chiesa di Santa Maria Primerana che merita una visita per un grande crocifisso su tavola di Bonaccorso di Cino (XIV sec.), due bassorilievi in marmo di Francesco da Sangallo (XVI sec.), affreschi con storie della Vergine di Nicolò di Pietro Gerini e un crocefisso con Madonna, San Giovanni, Maddalena e angeli, in terracotta invetriata di Andrea della Robbia (XVI sec.). Una breve quanto impegnativa salita ci conduce alla sommità del colle fiesolano, dove sorgeva l’antica acropoli, per visitare il Convento di San Francesco. Si tratta di un complesso di grande valore artistico, con la chiesa del XIV secolo che annovera grandi tavole pittoriche quattrocentesche fra le quali ricordiamo l’Annunciazione di Raffaellino del Garbo, l’Adorazione dei Magi di Cosimo Rosselli, la Crocifissione di Neri di Bicci. Vicino alla Sagrestia si trova un minuscolo chiostro quattrocentesco, con dipinto murale raffigurante il Santo predicante agli uccelli da cui si scende nel museo missionario francescano, diviso in tre sezioni: etrusca, egiziana, cinese. A destra della chiesa si accede ad altri due chiostri del XIV e XV secolo; sul primo prospetta il dormitorio abitato da San Bernardino da Siena, superiore del convento per un buon periodo. Affrontiamo adesso la discesa che ci porta verso Firenze per raggiungere il complesso monastico di San Domenico, eretto nel 1406 su un preesistente edificio duecentesco. La chiesa, oggi di impronta settecentesca, è preceduta da un ampio porticato, e conserva al suo interno pregevoli opere rinascimentali tra cui spicca la mirabile pala del Beato Angelico raffigurante Madonna con bambino, angeli e santi del 1425. Di grande valore è pure lo splendido tabernacolo in legno dorato con statue di santi dominicani, completato nel 1617 da Andrea Balatri, cosi come la grande Annunciazione di Jacopo da Empoli, datata 1615. L’annesso oratorio di San Donato di Scozia presenta un crocefisso ligneo del XIII secolo, mentre la Sagrestia, del XVI, è arredata da eleganti armadi intarsiati. Negli ambienti conventuali meritano attenzione la Sala Capitolare con due affreschi del Beato Angelico, l’antico Refettorio con una copia dell’Ultima Cena ed il Chiostro Grande, eretto alla fine del ‘600. A poca distanza da San Domenico sorge l’inconfondibile struttura della Badia Fiesolana che fu cattedrale di Fiesole fino al 1028.Cosimo il Vecchio volle finanziare il recupero e l’ampliamento della Badia sfruttando un vecchio progetto del Brunelleschi, che era morto dieci anni prima. La facciata, rimasta incompiuta in seguito alla scomparsa di Cosimo il Vecchio, conserva la parte marmorea bianca e verde con disegni geometrici analoghi a quelli della facciata di San Miniato a Firenze. L’interno, ad unica navata, con cappelle laterali e relativi altari cinquecenteschi e transetto sopraelevato, custodisce una Crocifissione di Bernardino Campi, un affresco con Annunciazione della bottega di Raffaellino del Garbo, un quattrocentesco lavabo marmoreo di Gregorio di Lorenzo, un rilievo con Madonna e bambino della scuola di Jacopo della Quercia. A destra della chiesa si trova l’ingrasso dell’ex convento che, restaurato dai padri Scolopi, ospita l’Istituto Universitario Europeo. Oltre al chiostro rinascimentale meritano particolare attenzione la Sala Capitolare decorata con affreschi quattrocenteschi, l’antirefettorio con lavabo in pietra serena e affresco con stemma mediceo, il Refettorio, attuale sala conferenze, con pulpito in pietra, opera del fiesolano Pietro di Cecco e un grande affresco di Giovanni di San Giovanni, datato 1629, raffigurante il Cristo nutrito dagli angeli.

L’inviato speciale

Grest 2008 ...

“ApritiSesamo" è il titolo che quest’anno accompagnerà bambini e ragazzi del Grest di Ceresara. Il tema che intende proporre è quello della città come luogo privilegiato per le relazioni interpersonali. Semplice ma efficace il motto "chi trova un amico, trova un tesoro!" Il Grest si pone come servizio alle famiglie che hanno la necessità di trovare una proposta educativa per i propri figli anche nel periodo estivo. In oratorio i ragazzi trovano l’opportunità di incontrare ragazzi di età diverse e, altresì, adulti dei quali possono diventare amici. La struttura delle giornate e della settimana permette di offrire una serie di attività e di proposte che impegnano il tempo, lasciando libero il cuore di incontrare gli altri, di fare qualcosa insieme, di scoprirsi vicini, prossimi gli uni gli altri. È nel Grest che si compie la "magia" dell’Apritisesamo: ci si può aprire gli uni gli altri in un contesto con una forte valenza educativa come lo è l’oratorio.
Insomma … gite, giochi, piscina, canti, balli, spettacoli, ma soprattutto tantissimo divertimento nello stare insieme. Non mancate!
Gli Animatori

Open Day 2008 della Biblioteca

Come ormai tradizione l’Assessorato alle Culture, Identità e Autonomie della Regione Lombardia ha promosso l’Open Day delle Biblioteche lombarde, sulla scorta delle positive esperienze degli anni precedenti, abbinandolo quest’anno alle altre manifestazioni culturali promosse dalla regione “Una notte al museo” e “Oltre il palcoscenico”. L’iniziativa - che quest’anno si è svolta domenica 18 maggio - aveva lo scopo di garantire per la giornata festiva l’apertura delle biblioteche della regione al fine di poterne presentare i servizi con particolare riferimento ad utenti nuovi e potenziali. La nostra Biblioteca ha aderito anche quest’anno - insieme ad una trentina di altre biblioteche mantovane - all’invito che ci è pervenuto dalla Regione tramite la Provincia di Mantova che coordina i servizi bibliotecari per il nostro territorio. Durante l’orario di apertura i Volontari sono stati come sempre a disposizione delle cittadinanza per illustrare tutti i servizi della Biblioteca, con particolare riferimento a quelli più innovativi (come ad esempio la possibilità di accedere direttamente dalla struttura ad alcuni servizi della Regione Lombardia tramite la Carta Regionale dei Servizi) … ma anche per fare quattro chiacchiere. Durante la giornata è stato inoltre possibile accedere al progetto “Oggi faccio il bibliotecario” dove alcuni bambini e ragazzi si sono cimentati a mettersi al posto del Professor Mangeri per comprendere come funziona il processo del prestito e a consigliare qualche libro agli altri utenti. E’ stata sicuramente una giornata positiva che porterà sicuramente i suoi frutti e l’appuntamento regionale con l’Open Day sarà sicuramente riconfermato anche per il prossimo anno.
Il Gruppo Volontari Biblioteca

BiblioSì: Firmino ...

In una Boston fredda e inospitale, popolata da vecchi ubriachi e uomini in cerca di facili passatempi, l’unico rifugio per la giovane e indifesa Flo, è lo scantinato di un affollato negozio. Il tepore che proviene da laggiù calma i suoi tremori, e la carta che contiene in abbondanza placa il suo proverbiale appetito ... Flo è la madre di Firmino e dei suoi dodici fratelli. L’unico posto sicuro che ha trovato per mettere al mondo la sua nidiata di topini sono gli scaffali di un’enorme libreria abbandonata, che funge da giaciglio per la notte e anche, sempre più spesso, da prima colazione. Si era già visto il mondo attraverso gli occhi di un topo, soprattutto nei fumetti (non solo quelli destinati ai bambini), ma questa volta ci si trova di fronte a una storia molto più complessa: un vero e proprio romanzo di formazione che vede il povero Firmino intento nell’impresa di conoscere il mondo. Ma un topo nato e cresciuto tra i grandi maestri della letteratura mondiale ha un solo strumento per interpretare la realtà, cioè la fantasia. Fuori dalla sua tana, alla scoperta del mondo, Firmino può finalmente mettere la letteratura alla prova dei fatti. Le donne di Lawrence, le paure di Anna Frank, il mondo intero di Oliver Twist si sgretolano di fronte a una realtà difficile e crudele, dove le immagini incantevoli legate alla lettura lasciano il posto agli incubi di una vita di stenti. Firmino osserva e sogna, cercando fuori dagli scaffali tutta la fascinazione che lo ha nutrito durante l’infanzia e trovandosi alla fine al cospetto della più grande fantasmagoria del secolo passato: il cinema. I protagonisti di questo delicatissimo romanzo di Sam Savage, uno stupefacente autore esordiente, non sono i libri, come potrebbe sembrare, e neanche il cinema, come si direbbe inoltrandosi nella lettura, ma è quel lento, magico processo di nutrimento culturale che, attraverso le parole e le immagini, alimenta il nostro spirito. Una ricerca incessante di senso che riguarda tutti i piccoli curiosi roditori del mondo: voraci come topi, insaziabili, spesso invisibili. Nelle oscure cantine delle nostre città un esercito di piccoli pensatori divora le idee del mondo. Tutti quelli che, come il nostro Firmino, ogni giorno affrontano la prova decisiva con loro stessi, con la loro immagine, con il disincanto e la disillusione. Firmino coglie fino in fondo tutte le occasioni che la vita gli offre, senza rendersi conto, alla fine, di essere diventato per noi lettori come uno dei personaggi letterari che hanno popolato la sua vita.