sabato 7 giugno 2008

Ceresara e la Iª Guerra di Indipendenza

Il 1848 fu, per molti paesi d’Europa l’anno della rivoluzione. Nei paesi occupati da eserciti stranieri o governati da regimi assolutistici (come gli Stati italiani, l’Ungheria, la Polonia e l’Austria) gli insorti chiesero maggiore libertà, una Costituzione e l’Indipendenza.
In Italia, i moti di Palermo e dell’intera Sicilia avevano preceduto le altre rivoluzioni europee, ma il movimento rivoluzionario acquistò maggiore forza e importanza quando l’insurrezione si estese al Lombardo-Veneto dove assunse il carattere di lotta per l’indipendenza nazionale e per l’Unità d’Italia.
A seguito di queste insurrezioni le truppe austriache, comandate dal maresciallo Radetzky, dovettero rifugiarsi nelle fortezze del Quadrilatero, un sistema di fortificazioni che comprendeva Mantova, Peschiera, Legnago e Verona.
Anche se presi alla sprovvista dalla vastità dei moti popolari ed obbligati ad abbandonare molte città, gli austriaci non erano ancora sconfitti.
Per batterli definitivamente era necessario l’intervento di un esercito. Per questo, appelli insistenti vennero rivolti al re del Piemonte Carlo Alberto che, dopo molte esitazioni, si decise a dichiarare guerra all’Austria.
Inizialmente, i piemontesi e gli alleati riuscirono a sbarrare agli austriaci la via verso il Brennero, ad impedire loro i contatti con Vienna e ad assediare Peschiera. Un corpo di spedizione austriaco riuscì tuttavia ad attraversare il Veneto e a congiungersi con le truppe del Radel Radetzky di stanza a Mantova.
Radezky tentò allora di uscire dalla città per sorprendere i piemontesi alle spalle ma fu fermato il 29 maggio dall’eroica resistenza, a Curtatone e Montanara, dei volontari toscani.
Carlo Alberto potè quindi fronteggiare gli austriaci e sconfiggerli nei giorni successivi il 30 maggio a Goito.
Relativamente alla Battaglia di Goito il territorio di Ceresara giocò un ruolo non secondario per il positivo esito da parte piemontese del combattimento.
Si riporta un estratto della relazione della Battaglia che riguarda il nostro territorio redatta dal Generale Bava, estrapolata dal volume “Memorie e osservazioni sulla Guerra dell’Indipendenza d’Italia nel 1848”, pubblicato a Torino nel 1849 e conservato presso la Biblioteca dell’Università statunitense di Harvard.

“Nella giornata del 28 maggio il marchese Passalacqua […], fece giungere avviso al barone Bava […] che una forza nemica con artiglieria e cavalleria, sortita la sera del 27 da Verona, era giunta quel mattino ad Isola della Scala e si dirigeva verso Mantova: verso le tre pomeridiane dello stesso giorno il prefato generale annunziava che per più rapporti gli veniva indicato che il feld maresciallo Radetzky e molti principi austriaci erano in marcia colle colonne, lo che dava a divedere l’intenzione di volere, colle forze loro riunite, abbattere il corpo dei Toscani accampato a Curtatone e Montanara, impadronirsi della guarnigione di Goito, distruggere quel ponte, come pure gli altri di Borghetto e Monzambano, devastare i nostro magazzini, spargere l’allarme alle nostre spalle, e finalmente rifornir di viveri la piazza di Peschiera, per la riva destra del Mincio.Premurosamente feci pervenire avviso nella notte del 28 al generale toscano di ciò che occorreva, gli ordinai di prendere le sue disposizioni di difesa, di fare sorvegliare il corso del Mincio e non venir preso alle spalle […].Mi avviai pertanto il 29 all’alba […]. Giunsi a Goito sul mezzodì […]. Nella sera […] giungeva la spiacente notizia che i Toscani erano stati disfatti, a malgrado di una bellissima difesa. Disposi allora perchè i medesimi dovessero andare a riordinarsi al più presto sullo stradale per Brescia, ed io, sapendo che sarei stato appoggiato dalle brigate granatieri Guardie e Aosta, mi avviai nel mattino del 30 sopra Goito […]. Arrivato, piazzai le truppe in addietro di Goito, sulla dritta della grande strada da Brescia a Goito, ed addietro della traversa che conduce a Ceresara, e feci occupare fortemente il bel plateau che sta addietro ed alla sinistra di Goito […]. Le nostre truppe serenavano al di là del campo di battaglia il nemico passava la notte occupato nel praticare feritoie nelle case di Sacca, Cagliara, Caigole e Santa Maria, come sulle cascine che stavano sulla sua fronte tagliando le strade ed abbattendo alberi pel buon tratto di circa tre miglia, onde formarsi delle barricate. Una pioggia sopravvenuta e che dirottamente continuò senza interruzione pendente le due successive giornate rese i terreni siffattamente impraticabili ed allagati, che il soldato nostro dovette passare le notti allo scoperto senza potersi coricare, si fece impossibile ogni marcia, e quindi fu forza il ritardare l’inseguimento del nemico, che profittò di questo intervallo per ben fortificarsi nelle sue posizioni.Da ciò protetto, egli potè impunemente la sua sinistra fino a Ceresara, e spingere oltre sulla riva sinistra dell’Oglio alcuni usseri ed ulani, i quali commisero ogni disordine e depredazione, gettando lo spavento nelle popolazioni. Il tempo essendosi ristabilito nella sera del 3, Sua Maestà ordinò che nel mattino seguente si dovesse contenere l’ala destra nemica con tre brigate e molte artiglierie, che si sforzasse il centro con forze di attacco superiori, e che per la strada di Gazzoldo, Solarolo e Ceresara un corpo imponente guidato da Sua Altezza Reale il duca di Savoia dovesse cercare di tagliar l’ala sinistra, così evitando le perdite di un attacco di fronte sopra posizioni messe in buona difesa […]. L’armata, con Sua Maestà in testa di colonna, inseguì il nemico fino a Curtatone che trovò evacuato, e lungo il cammino si ebbero a scorgere dolorose vestigia di rapina e distruzione.Nella sera l’armata prese posizione a Rivalta, e tornò nel dimane a Goito, pronta ad operare sull’una o l’altra riva del Mincio.”