Leggerlo è come immergersi in un fiume di parole e di pensieri che scivolano via senza sosta. Un flusso di immagini così vivide e reali da strapparci a ogni pagina un mezzo sorriso, da lasciarci annuire ad ogni ansa e ad ogni avvallamento della storia. Ma scriverlo non è stato altrettanto semplice. Oriana Fallaci era una perfezionista, una donna scrupolosa e integerrima che ha condotto le sue ricerche per anni, tra i registri impolverati delle chiesette del Chianti. Ogni dato, ogni singolo riferimento storico e geografico doveva passare al vaglio della storia, quella vera, ufficiale, ogni ricordo doveva farsi realtà. È così che la Fallaci ha passato gli ultimi anni della sua vita. Mentre il male che aveva dentro faceva il suo lento lavorio che l’avrebbe condotta alla morte, mentre l’Occidente stravolto dalla “guerra al terrore” cercava le radici della propria identità culturale, Oriana scriveva su un taccuino i ricordi della sua infanzia. Le storie raccontate dai nonni e dai bisnonni nella campagna toscana, le vite dei suoi “arcavoli” e “arcavole”, a metà strada tra miti e leggende popolari. Le quattro parti in cui è suddiviso il romanzo formano l’eterogenesi di una donna che, con la sua vita, ha impersonato le immense contraddizioni del mondo. Dai reportage di guerra in Vietnam agli anni passati tra i guerriglieri greci, dai romanzi di successo ai pamphlet a difesa dell’identità cristiana, tutto nella vita di Oriana Fallaci sembra estremo e contraddittorio. Ma nelle pagine di questo straordinario romanzo si può rintracciare il senso di una vita fuori dal comune; in queste pagine le ragioni di una vita normale, come quella di qualsiasi donna, si intrecciano con le ragioni della Storia con la “S” maiuscola.
Un libro che traccia il sentiero della memoria dei nostri tempi, lasciando a ognuno di noi il compito di riempirlo di significato.
Un libro che traccia il sentiero della memoria dei nostri tempi, lasciando a ognuno di noi il compito di riempirlo di significato.