venerdì 10 ottobre 2008

Una gita a Brisighella

Nei colli dell’Appennino faentino, lungo il basso corso del fiume Lamone, si trova l’antico borgo medievale di Brisighella, adagiato ai piedi di tre caratteristici speroni rocciosi, su ognuno dei quali spiccano altrettante significative costruzioni: una torre civica, una rocca ed un santuario mariano. Le origini di Brisighella sono antichissime come confermano gli scavi archeologici effettuati nella grotta della “Tanaccia”, dove sono state ritrovate importanti tracce di abitatori tra il neolitico e l’età del bronzo, con presenze sempre più accentuate in epoca romana. La fondazione ufficiale dell’abitato medievale viene fatta risalire al 1178 ma è verso la fine del XIII secolo che vengono erette le prime fortificazioni per opera di Maghinardo de Pagani. Successivamente si affermò la signoria Manfrediana di Faenza fino al 1500 quando Brisighella passò a Cesare Borgia e poi alla Serenissima di Venezia, prima di essere definitivamente annessa allo Stato della Chiesa. Il borgo, caratterizzato da un fitto intreccio di vie acciotolate è valorizzato da una strada sopraelevata e coperta, illuminata da una serie di archi di diversa ampiezza, unica nel suo genere, chiamata “antica via degli asini” o “del borgo”. Anticamente congiungeva Porta Gabalo con Porta Buonfante e costituì un importante baluardo difensivo per il nucleo abitato retrostante. In seguito venne abitata da famiglie di birocciai che trasportavano il gesso scavato dalle cave limitrofe. Un sentiero panoramico conduce sul primo dei tre colli, ai piedi della Torre dell’orologio, risalente al 1290, ricostruita nel 1548 e dopo continui danneggiamenti, sistemata nelle forme attuali nel 1850. Da qui, lungo un percorso che si snoda nel verde dei boschi lambendo profondi calanchi, si raggiunge la Rocca Manfrediana e Veneziana, che domina il secondo pinnacolo roccioso. È composta dal torrione Veneziano del XVI secolo e dal più antico torricino trecentesco fatto erigere da Manfredi, signore di Faenza ed è cinta da poderose mura. Al suo interno è custodito il Museo del lavoro contadino nelle vallate del Lamone, Marzeno de Senio. Nelle stanze della rocca sono raccolti svariati oggetti quotidiani ed attrezzi agricoli e vengono riprodotti fedelmente ambienti domestici, rurali e artigiani inerenti agli antichi mestieri. Ancora un piccolo sforzo ci consente di raggiungere il terzo colle, chiamato Cozzolo, sul quale sorge il Santuario della Madonna di Monticino, edificato nel XVIII secolo. La chiesa, ad unica navata, presenta nel presbiterio affreschi del pittore faentino Savino Lega e un San Giovanni attribuito a Bernardo Strozzi. Ritornati nel cuore del borgo raggiungiamo l’ex Palazzo della Pretura, attuale sede del Museo civico “Giuseppe Ugonia”, famoso litografo autore di opere esposte nei più prestigiosi musei del mondo. Oltre alla collezione Ugonia sono esposte tele del Guercino e del Bertucci, ceramiche faentine settecentesche, terracotte policrome raffinati oggetti d’oreficeria. Superata la neoclassica mole del Palazzo Municipale, nella cui sala consiliare si trova un camino quattrocentesco con stemma manfrediano, la nostra visita prosegue in piazza Carducci, sulla quale prospetta la Collegiata intitolata a San Michele Arcangelo e realizzata nella seconda metà del XVII secolo. Nell’interno, con pianta a croce greca, possiamo ammirare una tavola del Bertucci, un Crocifisso ligneo del XVI secolo, una pala d’altare che rappresenta San Michele eseguita nella bottega del Reni, una Madonna su tavola del quattrocento; nel battistero è posizionata una vasca marmorea del 1547 con stemma dei Malatesta. Tuttavia l’opera più pregiata si trova nella cappella di Sant’Antonio e consiste in una tavola del pittore forlivese Marco Palmezzano, realizzata nel 1514 raffigurante l’Adorazione dei Magi sormontata da una lunetta con Gesù fra i dottori del tempio. Altro complesso religioso di rilievo è la Chiesa di Santa Maria degli Angeli, chiamata anche dell’Osservanza, risalente al 1525. L’edificio, preceduto da un portico, presenta sopra il portale una lunetta in terracotta del Rosetti con immagine dell’Assunta; nella cappella laterale sotto il portico, denominata “della Deposizione”, si trovano scene in ceramica sulla vita di San Francesco. L’interno, decorato con stucchi seicenteschi, custodisce ceramiche di pregevole fattura e, sull’altare maggiore, una tavola del Palmezzano con Madonna, bambino in trono, angeli e santi, datata 1520. Usciti dal centro abitato e imboccata la strada per Firenze, dopo circa un chilometro si intravede il profilo dell’antichissima Pieve di San Giovanni in Ottavo o Pieve del Tho. Venne così chiamata perché si trovava esattamente all’ottavo miglio della strada romana che congiungeva Faenza alla Toscana. La mirabile costruzione romanica, realizzata fra l’VIII e il X secolo, presenta un campanile con bifora originale e facciata preceduta da un protiro. L’interno, a pianta basilicale, è diviso in tre navate da archi poggianti su colonne di granito diverse fra di loro, con alcuni capitelli d’epoca romana. Meritano attenzione un miliare romano inserito nel fusto di una colonna, una lastra in pietra serena collocata nel fronte dell’altare, raffigurante Gesù fra croci, palme, angeli e pecore, del IX secolo, un capitello corinzio del I secolo, utilizzato come acquasantiera, affreschi che vanno dal XIV al XVI secolo e due tavole dello stesso periodo. Oltre che per il suo patrimonio artistico Brisighella è rinomata per le terme conosciute fin dall’antichità, situate in un parco ai piedi del centro storico, lungo la riva destra del Lamone; gli impianti termali utilizzano le acque sulfuree della sorgente “Colombarino” e quelle salsobromoiodiche della sorgente “Igea Valdamone”.