sabato 13 giugno 2009

Una gita a Badia a Passignano

Salendo fra i boschi, gli ulivi e i vigneti che costeggiano la riva destra del fiume Pesa, nell’area di pertinenza del Chianti Fiorentino, improvvisamente ci appare l’imponente e turrita mole della Badia a Passignano, classico esempio di abbazia medioevale fortificata, attorniata da un grazioso borgo formato da piccole casette in pietra e da una duecentesca casa-torre. Il complesso monastico, autentico scrigno d’arte fondato nel 1049 dal monaco vallombrosano Giovanni Gualberto, venne edificato su un preesistente edificio medioevale e presenta pianta quadrata con quattro torri angolari di cui la più elevata, modificata in epoca successiva, funge da torre campanaria. Nel XV secolo l’abbazia venne ampliata con la realizzazione di nuove mura e impreziosita con l’elegante chiostro affrescato. Un viale di cipressi, immerso nella quiete e nel silenzio più assoluti, ci accompagna fino alla piazzetta su cui prospettano il portone d’ingresso del monastero e la facciata della chiesa, edificata nel XIII secolo ed intitolata a San Michele Arcangelo, che presenta un portale duecentesco con lunetta ottocentesca raffigurante Madonna con Bambino ed Angeli e, sulla sommità, una statua marmorea di San Michele nell’atto di trafiggere il drago. L’interno, a croce latina con unica navata, viene diviso prima del coro monastico da un tramezzo ligneo del 1549 impreziosito da due tavole coeve della scuola di Ridolfo del Ghirlandaio. Il coro ligneo, realizzato nello stesso periodo dal monaco vallombrosano Michele Confetto, compisce per le teste femminili posizionate fra gli stalli e per le incisioni in ebraico da un lato ed in greco dall’altro. Le pareti della navata sono affrescate con scene di vita degli Apostoli di Nicola Nasini, mentre dietro all’altare maggiore si trova la Cappella di San Michele Arcangelo, affrescata nel 1598 da Domenico Cresti, detto il Passignano, nella quale si possono ammirare l’Eterno Padre in Gloria, le Virtù, i Profeti e le Sibille, gli Evangelisti; anche le tre tele presenti sono opera dello stesso autore. A sinistra dell’altare maggiore merita attenzione la Cappella del Santo Fondatore Giovanni Gualberto. Venne decorata nel 1580 da Alessandro Allori, con scene che celebrano la gloria del santo, fra cui ricordiamo l’affresco di maggior pregio, anche per le notevoli dimensioni, raffigurante la “Ricognizione delle Reliquie di San Giovanni Gualberto”. Di pregevole fattura sono anche le tre tele fra cui quella dell’altare centrale rappresenta “la consegna ai monaci della Bolla Papale di Celestino V”. A destra dell’altare maggiore si trova la Cappella dei Santi Sebastiano e Atto, affrescata da Benedetto Veli nel 1609 con episodi della vita di San Atto, fra cui spiccano “l’udienza concessa da Papa Innocenzo II all’abate Atto” e “l’esposizione del corpo dello stesso Atto nel Duomo di Pistoia”. Sotto al transetto è posizionata la cripta absidata unico elemento rimasto della chiesa primitiva risalente all’XI secolo, dove fu sepolto inizialmente il Fondatore Giovanni Gualberto. Una volta risaliti dalla cripta entriamo nell’adiacente Sacrestia quattrocentesca, dove sono custoditi un tabernacolo scolpito in pietra serena con sportello dipinto, il reliquiario del Santo Fondatore, otto pregevoli tele e diversi busti di santi in terracotta del sei - settecento. L’antico Refettorio è uno degli ambienti più prestigiosi in quanto conserva l’affresco “dell’Ultima Cena” eseguito nel 1476 da Domenico e Davide Ghirlandaio, sul quale sono posizionate due lunette raffiguranti la “Cacciata dal Paradiso” e “L’uccisione di Abele”, opere di Bernardo Rosselli datate 1472; sempre nel Refettorio sono custoditi due affreschi strappati di Filippo Filippelli.
La Sala Capitolare, con apertura sul Chiostro è impreziosita da un “Ecce Homo” e da “un’Annuciazione” del Filippelli, mentre il Chiostro, edificato nel 1470 su progetto di Jacopo Rosselli, presenta a pianterreno ampie arcate a sesto ribassato e volte a crociera poggianti su colonne; il piano superiore, con copertura sostenuta da colonne, è affrescato con scene della vita di San Benedetto realizzate dal Filippelli nel 1483. Scendiamo ora nei sotterranei della Badia, dove si trovano le antiche cantine della famiglia Antinori, proprietaria dei vigneti che circondano il borgo; visitandole possiamo comprendere come l’ottima posizione, la corretta areazione, la temperatura costante costituiscano fattori ideali per la conservazione delle secolari botti d’invecchiamento da cui si ottiene l’eccellente Chianti Classico Riserva di Badia a Passignano, fiore all’occhiello della produzione vinicola toscana.
Terminata la vista all’interno dell’abbazia possiamo ammirare la suggestiva bellezza del piccolo borgo immerso nei cipressi e chiuso dalla caratteristica casa-torre duecentesca.
Completiamo la nostra visita con la chiesetta di San Biagio posta accanto alle mura della badia, costruita nel 1080 con funzione di oratorio per consentire agli abitanti del borgo di frequentare le funzioni liturgiche e riedificata nelle forme attuali nella prima metà del XIV secolo. All’interno sono conservati resti di affreschi eseguiti nel 1488 dal Filippelli con evidente richiamo allo stile del Ghirlandaio; di pregevole fattura è anche il paliotto dell’altare in scagliola del 1698.