venerdì 12 marzo 2010

Escursioni letterarie ...

“… quel che abbiamo letto di più bello lo dobbiamo quasi sempre a una persona cara. Ed è a una persona cara che subito ne parleremo. Forse proprio perché la peculiarità del sentimento, come del desiderio di leggere, è il fatto di preferire. Amare vuol dire, in ultima analisi, far dono delle nostre preferenze a coloro che preferiamo.”

Daniel Pennac

Il paradiso degli orchi, la saga del Sig. Malaussène
Daniel Pennac

Il paradiso degli orchi è il primo di una serie di romanzi che hanno per protagonista lo sfortunato Benjamin Malaussène, romanzi che vi consiglio di leggere rigorosamente in ordine cronologico (Il paradiso degli orchi, La fata carabina, La prosivendola, Signor Malaussène, La passione secondo Thérèse ed infine Ultime notizie dalla famiglia).
Benjamin svolge la curiosa professione di “capro espiatorio” ai Grandi Magazzini di Parigi. Proprio così, capro espiatorio: la valvola di sfogo per tutte le lamentele e i reclami della clientela. Un lavoro che gli riesce, suo malgrado, molto, molto bene, quasi gli fosse stato disegnato addosso. Un lavoro che gli permette, bene o male, di occuparsi della sua numerosa e amatissima famiglia, fatta da una schiera di fratellastri che la madre “sforna” senza sosta, per poi affidarli alle sue cure. Un esercito di personaggi bizzarri, strampalati e adorabili, la cui caratterizzazione è davvero affascinante … persino quella di Julius, il cane. Una “tribù” destinata a crescere ed arricchirsi, facendovene innamorare, romanzo dopo romanzo. Vi renderete conto che Benjamin è molto probabilmente il primo protagonista di un racconto che preferirebbe non esserlo.
Nel primo libro della serie lo vediamo immischiato nell’indagine riguardante i ripetuti attentati dinamitardi avvenuti nei Grandi Magazzini. Primo e sfortunato indiziato degli attentati, egli si rivela poi indispensabile alla risoluzione del caso, anche grazie all’aiuto, più o meno volontario, dei componenti della sua complicata famiglia, e della fascinosa Zia Julia.
Banalizzando potrei catalogare questo ed i successivi romanzi alla voce “polizieschi” o “gialli”, ma sarebbe davvero, oltremodo, riduttivo. Prendete la vostra idea di “giallo” e spogliatela di ogni significato superfluo, che i libri letti vi hanno inevitabilmente indotto ad attribuirgli. Ora aggiungete fantasia, energia, malinconia, tenerezza, sorpresa, suspance e divertimento. Ecco Pennac. I suoi libri sono simpatici, piacevoli, lievi. Rilassanti ma mai banali. Surreali e grotteschi. Perennemente percorsi da un’ironia leggera, intelligente ed elegante. Il genere di lettura che ti trasporta, come la corrente, senza bisogno di fare molti sforzi.
In breve, libri che aiutano a prendersi un po’ meno sul serio.

Emma