Sulla sommità di una modesta altura che domina il punto di confluenza del torrente Agliena nel fiume Elsa è arroccata la parte alta di Certaldo che deriva il proprio nome dal latino “cerrus altus” ovvero altura ricoperta di cerri. Le origini della cittadina risalgono all’epoca etrusco-romana come attestano numerosi reperti ritrovati nel territorio circostante: di particolare interesse archeologico sono una grande tomba etrusca a camera del III-II secolo a.C. e un “granarium” romano scavato nella roccia con pozzi-silos che ricordano per la loro forma una bottiglia. La prima documentazione di Certaldo risale al 1164 quando l’imperatore Federico I infeudò un borgo castellare ai conti Alberti di Prato che lo detennero fino al 1200. Successivamente entrò nell’orbita fiorentina aumentando progressivamente d’influenza fino a diventare sede di Vicariato nel 1415, tanto da essere considerata in epoca medicea il centro politico e giudiziario più importante della Valdelsa e della Val di Pesa.
La nostra visita inizia da piazza Boccaccio che, attraversata dall’antica Via Francigena, oggi via Roma, rappresenta l’agorà commerciale che guarda dal basso la poderosa acropoli. Su di essa prospettano il nuovo palazzo municipale e la nuova parrocchiale, intitolata a San Tommaso, realizzata verso la metà del 1800 e preceduta dalla statua del cittadino più illustre di Certaldo, ovvero il novelliere Giovanni Boccaccio,considerato uno dei padri della lingua italiana. Utilizzando la moderna funicolare si sale fino a raggiungere Porta Alberti, uno dei tre accessi al nucleo alto insieme alla medicea Porta del Sole e alla bassa Porta del Rivellino, la più fortificata in quanto rivolta all’acerrima nemica Siena.
Varcata Porta Alberti imbocchiamo Via Boccaccio, autentica spina dorsale dell’antico abitato, sulla quale prospettano i principali edifici civili e religiosi della cittadina. Sul lato destro incontriamo Palazzo Giannozzi, di linee trecentesche parzialmente modificate in epoca rinascimentale, sede del museo del chiodo che conserva chiodi di tutte le fogge e le epoche nonché svariati utensili della civiltà contadina. Sulla sinistra iniziamo con Palazzo Stiozzi-Ridolfi, edificio del XIII secolo formato da un antecedente corpo quadrilatero raccordato alla torre merlata preceduta dal portone d’ingresso. Subito dopo si trova la Casa del Boccaccio, ricostruita fedelmente dopo che una bomba l’aveva quasi interamente distrutta durante il secondo conflitto mondiale.
L’edificio ospita la sede nazionale Giovanni Boccaccio, con museo e biblioteca dedicati alla vita e alle opere del grande poeta, tra cui diverse edizioni e traduzioni del Decameron. Altra costruzione di notevole pregio è il Palazzo Machiavelli, caratterizzato da elegante loggia e poderosa torre, dopo il quale si apre la piazzetta su cui prospetta la duecentesca chiesa dei Santi Jacopo e Filippo.
L’interno, a navata unica con abside semicircolare, presenta un pregevole affresco trecentesco con Madonna bambino e santi, il cenotafio e la tomba del Boccaccio, due tabernacoli in terracotta invetriata dei Della Robbia e una pala in terracotta degli stessi autori, raffigurante la Madonna della neve. Adiacente alla chiesa si apre un piccolo chiostro trecentesco a due ordini di colonne che immette nel Convento degli Agostiniani, attuale sede del museo d’arte sacra, che custodisce importanti opere di pittura e scultura, raffinate argenterie, arredi e paramenti liturgici. La parte terminale di Via Boccaccio è caratterizzata dall’imponente mole del Palazzo Pretorio o del Vicario,edificato nel XII secolo come residenza dei conti Alberti ma rimaneggiato nelle forme attuali nel corso del XV secolo, quando fu trasformato in sede di vicariato. La facciata, impreziosita da numerosi stemmi araldici, presenta due ordini di finestre ad arco ribassato e coronamento merlato. Salendo un’ampia rampa si raggiunge l’atrio d’accesso decorato da scudi araldici in pietra o dipinti; in sequenza troviamo la Camera delle Sentenze, con tracce d’affreschi quattrocenteschi, la Sala delle Udienze, con una Pietà della scuola del Beato Angelico dipinta nel 1484, il cortile di stile rinascimentale tempestato di stemmi in pietra o ceramica.
Proseguendo al primo piano entriamo nella Sala Grande decorata con stemmi e affreschi tra cui merita attenzione una pregevole Madonna con bambino per poi passare alla Sala del Consiglio con camino in pietra datato 1488 e resti d’affreschi cinquecenteschi. Adiacente a Palazzo Pretorio si trova la chiesa sconsacrata dei Santi Tommaso e Prospero nel cui interno si possono ammirare notevoli affreschi e sinopie del XV e XVI secolo. Tuttavia l’opera più importante è senza dubbio il Tabernacolo dei Giustiziati, mirabile capolavoro realizzato nel 1464-65 dal pittore fiorentino Benozzo Gozzoli con la collaborazione di Giusto d’Andrea e Giovanni di Mugello.
Gli affreschi, che sviluppano scene della passione, morte e deposizione dalla croce di Gesù Cristo, originariamente si trovavano in una piccola cappella, tuttora esistente, situata lungo il corso del torrente Agliena; i condannati a morte vi venivano condotti per ricevere l’ultimo conforto prima dell’esecuzione.
Terminata la visita al centro cittadino, percorrendo la strada che porta a San Casciano Val di Pesa, dopo sette chilometri raggiungiamo l’isolata Pieve di San Lazzaro a Lucardo, edificio in stile romanico-lombardo risalente all’XI secolo. La facciata, più volte modificata, è preceduta da un portico realizzato nel corso del XIX secolo che racchiude il portale d’ingresso decorato da un arco a tutto sesto finemente scolpito; la parte posteriore è ingentilita dalla presenza di tre absidi con lesene collegate ad archetti pensili che modellano una finta galleria di nicchie. L’interno, a tre navate scandite da pilastri affrescati da Cenni di Francesco, con presbiterio rialzato e sottostante cripta ritrovata durante i restauri del secolo scorso, conserva un mirabile affresco dello stesso autore raffigurante la Madonna che allatta il bambino, dipinto nel periodo che va dal 1385 al 1390. Nel territorio comunale di Certaldo esistono altri edifici di culto sparsi nelle varie frazioni o immersi nei boschi intervallati da filari di cipressi, vigneti e uliveti.Fra questi merita una tappa la chiesa di Santa Margherita nella frazione Sciano, con facciata a capanna d’epoca romanica realizzata in conci d’arenaria e grazioso campanile.
L’inviato speciale



