Arroccato sulla sommità di una delle più alte colline della Valconca, in posizione dominante sulla città di Rimini e sull’intera riviera romagnola, troviamo il borgo di Montefiore Conca, antico capoluogo delle terre malatestiane attraversate dal fiume Conca, autentico balcone affacciato su morbidi declivi che dolcemente si gettano nell’Adriatico. Prende il nome da Castrum Montis Floris e venne citato per la prima volta nel XII secolo in un documento firmato da papa Alessandro III valido come concessione alla Chiesa di Rimini. Fu posto sotto la giurisdizione del Comune di Rimini per poi passare verso la fine del XIII secolo sotto la signoria dei Malatesta che ne detennero il controllo fino al 1462, anno in cui Sigismondo Malatesta venne sconfitto da Federico da Montefeltro, Duca d’Urbino. Successivamente Montefiore tornò sotto il dominio della Chiesa che alternò il suo potere con Cesare Borgia, i Veneziani, i Medici prima della definitiva stabilità che si mantenne fino al 1797, anno in cui il borgo entrò a far parte della Repubblica Cisalpina, per poi tornare allo Stato Pontificio nel 1815.La nostra visita parte varcando Porta Curina, caratterizzata dagli stemmi di Pio II Piccolomini e del Cardinale Niccolò Forteguerri, che precede di poco la chiesa parrocchiale intitolata a San Paolo, originaria del XII secolo, con elegante portale sul fianco sinistro, in pietra bianca con fregio raffigurante l’Agnello mistico. All’interno possiamo ammirare la pala dell’altare maggiore con “Madonna della Misericordia e santi” attribuita a Bernardino Dolci, un affresco raffigurante la “Madonna del latte” dello stesso autore, un crocifisso su tavola di scuola riminese risalente al XIV secolo. Proseguendo il percorso in salita raggiungiamo una torre con arco acuto che ci immette nella poderosa rocca fatta erigere da Malatesta Guastafamiglia nel 1337. Venne definita “sentinella di pietra” o “grattacielo medievale che cerca la luce” in quanto potente simbolo dell’autorità malatestiana sull’intera Valconca. L’ingresso è sormontato da un grande stemma in pietra mentre il cortile presenta un pozzo trecentesco, finemente lavorato. All’interno, fra i numerosi ambienti, meritano menzione la Sala dell’Imperatore che conserva tracce d’affreschi trecenteschi, la Sala del Trono che presenta affreschi strappati attribuiti al pittore bolognese Jacopo Avanzi, la gotica Sala dell’Orologio. Attorno alla rocca si raccoglie in forma circolare l’antico borgo fortificato racchiuso fra le solide mura intervallate da numerose torri; il resto dell’abitato si distende dolcemente lungo la strada che sale e scende verso valle.
Uscendo dal paese in direzione Morciano raggiungiamo la chiesa dell’Ospedale, realizzata tra il 1470 e il 1474 per servire un ospizio destinato ai pellegrini. L’attuale facciata è ottocentesca mentre l’interno, da poco restaurato, custodisce un ciclo di affreschi di Bernardino Dolci raffiguranti il giudizio divino con conseguente separazione delle anime tra inferno e paradiso. Scendendo dal paese per circa un chilometro ci portiamo al santuario mariano più frequentato della Diocesi di Rimini, ovvero il Santuario della Madonna di Bonora. Nel 1409 l’eremita laico Ondidei di Bonora lasciò in eredità ai frati francescani la sua cella in cui vi era dipinta l’immagine della Madonna che allatta, rivelatasi in seguito miracolosa. Venne quindi eretto un primo santuario che subì numerose trasformazioni nel tempo fino a raggiungere l’assetto attuale riconducibile alla prima metà del secolo scorso.L’edificio, a tre navate, presenta elegante soffitto a cassettoni, catino absidale dorato, altari con tele sei-settecentesche, ed è arricchito con affreschi, pregevoli marmi e preziosi ori. La Sacra immagine della Madonna, posta al centro del grande altare maggiore, è un affresco di pittore riminese di scuola giottesca risalente al XIV secolo. La sagrestia è ricca di quadri e oggetti votivi che testimoniano la devozione degli abitanti di Montefiore e dei riminesi in genere verso la dolce icona mariana che tante grazie ha dispensato nel tempo.
L’Inviato Speciale

